"Non smettere di scolpire la tua propria statua" (Plotino, Enneadi I 6, 9, 13)

venerdì, maggio 28

Elogio del grembiule

Poco fa ho scorto una notizia interessante sul web in merito, pensate, all'abbigliamento scolastico. A Vicenza il preside di un Istituto Superiore ha emanato una circolare con la quale vieta l'utilizzo di infradito a scuola o di vestiti succinti per le ragazze (qui la notizia). Scorrendo la pagina trovo una notizia vecchia di un mese sulla reintroduzione di una particolare divisa - felpa azzurra e polo - in una scuola media del trevigiano (qui). In realtà questo tema potrebbe sembrare superficiale o comunque una caduta di livello per la Cittadella, che cerca sempre di concentrarsi sui temi più alti di religione, politica, etica e soprattutto filosofia; ebbene io trovo che l'abbigliamento scolastico faccia parte, in un certo senso, di queste categorie. L'abbigliamento scolastico non è un aspetto superficiale della scuola e del processo educativo dei ragazzi, ma, trovo, sia un segnala importante del livello di civilizzazione del nostro paese. Ho intitolato questo articolo "elogio del grembiule", quindi potrete supporre facilmente quale sia la mia opinione sul tema, ma vi assicuro che non muovo da alcuna considerazione ideologico nè, tantomeno, da presunte teorie psicologiche. Parto, invero, dalla mia esperienza personale alle Suore francescane di Ortona, quando ogni giorno indossavo il mio bel grembiulino, bianco durante l'asilo e azzurro alle scuole elementari. Non si tratta, vi assicuro, di pura nostalgia per quel periodo (forse un po' sì) o di sentimentalismo irrazionale; ricordo che allora si era davvero tutti uguali. Non importava se uno avesse una maglietta firmata o quella del mercato o se, sotto al grembiule, vestisse di nero o di bianco o se il suo peso entrava nei canoni o se avesse la panzetta; insomma, c'era davvero un senso di parità e di appartenenza allo stesso gruppo, tutti attenti a cosa indicasse la suora. Certo, il rispetto e l'uguaglianza non si riducono ad un grembiule, ma è un segnale importante di come ci si rapporta con l'insegnante e con gli altri. A scuola debbono distinguerci solo l'impegno, la costanza, la sincerità, l'onestà e i risultati. La scuola ha troppe distrazioni, troppe mode, troppi contatti con un mondo esterno tutto votato all'anti-cultura - per non dire, alla volgarità e alla prostituzione; troppi progetti a tempo, troppi consigli, troppa burocrazia e troppo poco rispetto della sacralità della cultura e dell'insegnamento. Insegnare a scuola è frustrante. I ragazzi non portano il minimo rispetto, nè i genitori sono da meno o i tribunali, impegnati con i crofissi. Io avrei voluto mettere il grembiulino alle scuole medie e anche oltre, avrei voluto ritrovare nella tanto discussa scuola pubblica la stessa semplicità, la stessa uguaglianza, la stessa sacralità che respiravo alle Suore Francescane, che, nonostante i tanti difetti, mi hanno davvero insegnato cosa significa andare a scuola.


7 commenti:

Gianni di Gregorio ha detto...

Mettiamo il grembiule anche ai consiglieri comunali, magari di colori diversi, così non noteremo le differenze economiche ma solo le differenze politiche.

Andrea Fiamma ha detto...

Eheh il problema è che lì le differenze economiche si notano proprio dal fatto che alcuni sono lì a causa della moneta; altri a causa della moneta "procurata" ad alcuni privati e altri per le promesse sulla moneta! Sono una piccola percentuale è lì perchè espressione di un movimento o di una volontà popolare. Quindi no ai grembiuli in consiglio comunale; anzi, devono stare tutti in mutande!

Marco Di Sciullo ha detto...

Bene, bravo Andra. Condivido tutto sia l'articolo che la risposta a Gianni.

Gianni di Gregorio ha detto...

Ma dai! Risparmiatemi questa visione, risparmiatemi vedere Talone, Remo e la Trota in mutande.

Anonimo ha detto...

Ottimo, sono completamente d'accordo. Anche se dal titolo pensavo fosse un elogio della massoneria...

Nardino D'Angelo

sgubonius ha detto...

E io che mi aspettavo Wittgenstein (il titolo poteva anche essere)!! :D

Sicuramente la scuola avrebbe bisogno di una seria revisione comunque. Non si capisce più se deve abituare all'autorità o l'opposto. Nella mia esperienza personale direi proprio "l'opposto".

Andrea Fiamma ha detto...

Mi fa piacere che le mie riflessioni, seppur radicali e solitamente molto impopolari, vi siano piaciute.

Sgub: W.? Sì, effetti era un titolo possible! eheh