"Non smettere di scolpire la tua propria statua" (Plotino, Enneadi I 6, 9, 13)

sabato, agosto 3

La croce di Cristo e il sole pagano

Questa mattina ho avuto modo di visitare il Museo sul Nazional Sozialistiche Deutsche Arbeiter Partei a Colonia, situato in un ex-quartier generale della Gestapo. L'edificio, abbastanza centrale in città ma dalla fattura anonima, è tra i pochi rimasti in piedi durante la guerra, quando Colonia fu di fatto rasa al suolo; oggi viene lì conservato e messo in mostra tutto il materiale sul nazismo ritrovato e raccolto negli anni appena successivi alla guerra. La visita richiede di solito una buona mattinata perché il complesso è tristemente ricco di documentazione, a partire dall'ascesa del NSDAP lungo tutti gli anni del cancellierato di Hitler; poi la guerra, le deportazioni, gli stermini accuratamente programmati fino all'implosione della Germania e i bombardamenti degli alleati. Di questa esperienza - perché leggere quei documenti si è rivelata di fatto un'esperienza provante per lo spirito - porto a casa una serie di immagini penetranti. Tra di esse, ad esempio - ma vengo subito al tema della foto che avrete già notato - segnalo la visita alle prigioni, situate nei due piani sottoterra che terminano con un bunker. I muri scalfiti dai prigionieri politici che con le loro iscrizioni in tedesco, francese, russo, ebraico e in qualche altra lingua a me incomprensibile lamentavano libertà, indicano fino in fondo quale possa essere stato il dramma ivi consumato. La questione che invece volevo porre ai lettori della Cittadella riguarda un tema ben preciso, che a mio modo di vedere è ben raffigurato nella foto che ho scattato in una stanza del museo e riportato qui sopra: il rapporto del nazionalsocialismo con la religione e, nello specifico, con il cristianesimo. La tematica, molto complessa, richiederebbe di essere trattata con degli studi specifici che suppongono siano stati già copiosi ma che, non occupandomi del settore, non ancora conosco. So però con certezza che l'immagine dell'altare con il crocifisso, il vangelo e la svastica è un pugno allo stomaco.

Eppure dobbiamo confessare che, storicamente, una certa continuità tra la Chiesa tedesca e la svastica c'è stata, benché non siano mancate anche molte voci di dissenso. Nella foto a sinistra trovate infatti testimonianza di alcuni opuscoli scritti da teologi e vescovi durante il periodo di ascesa del nazismo allo scopo di suonare l'allerta ai cristiani contro questa nuova forma di paganesimo. Quello che però mi preoccupa e mi incuriosisce non sono tanto le posizioni estreme qui rappresentate (unità nel primo caso; rottura nel secondo) quanto piuttosto quell'ampio settore grigio che identifica tutti quei cristiani che per un verso erano coscienti dell'incompatibilità del cristianesimo con queste forme di religione pagana e civile, per l'altro, tuttavia, abbozzavano, tiravano "a campare". Molto spesso, difatti, le dittature nascono sull'adesione passiva della gente che trova difficoltoso o inopportuno prendere posizione netta su movimenti o idee che divergono dalle proprie convinzioni religiose ed etiche. D'altra parte non stupisce che la stessa gerarchia della Chiesa tedesca non si sia fatta sentire con la forza necessaria, forse allettata da alcune concessioni iniziali del regime. Esso difatti, almeno nella prima fase, ha un interesse primario nell'impostare una politica di ampi consensi che saldi tutte le divisioni per poter plasmare il popolo eletto, l'uomo nuovo. Per questo motivo di fondo abbiamo visto Mussolini e Hitler cercare l'appoggio delle Istituzioni e dei centri di consenso più importanti, tra cui, ovviamente, la Chiesa.

Eppure non sto qui sostenendo che la Chiesa debba rifiutare ogni accordo con il potere; all'inverso, non credo nemmeno che essa debba indicare esplicitamente ai cristiani quale partito votare né - caso estremo - che debba mettere in piedi una Teocrazia; penso invece che la Chiesa sia tale nella misura in cui semplicemente sappia limitarsi a svolgere la funzione mondana che le è stata indicata, ovvero quella di guida delle anime in vista della Civitas Dei; e, al contempo, è necessario constatare come, all'inverso, molto spesso questa funzione sia stata mal interpretata e mal gestita per motivi "umani, troppo umani" oppure per casi di opportunità politica che invece non dovrebbero competere a chi vive il paradosso di vivere in questo mondo con gli occhi rivolti verso il mondo a-venire. Certo, si tratta di un compito non facile (anzi, im-possibile, ovvero al limite della possibilità mondana), che tuttavia a volte, come nel caso del rapporto con le dittature, va incarnato anche con un'azione incisiva nel mondo - tale che miri allo scopo escatologico della Chiesa e non agli scopi terreni delle gerarchie. Ancora: azione incisiva non significa però scomunica, come è accaduto nei Concili fino al Vaticano II, ma quantomeno si tratta di una presa di posizione netta e convinta sugli articula fidei. E' straziante pensare che la voce di quei teologi e vescovi che scrissero gli opuscoli lì appesi sia rimasta quasi inascoltata, mentre i cristiani esprimevano (ed esprimono anche oggi) il loro voto per forme di socialismo nazionale che promettevano loro la Redenzione in questo mondo per tramite di un capo (ducismo) di un partito (il Partito Comunista nelle intenzioni di Gramsci) - quando invece un cristiano dovrebbe saper distinguere tra il visibile e l'invisibile e vivere nella continua Speranza dell'avvento escatologico della Civitas Dei.


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