"Non smettere di scolpire la tua propria statua" (Plotino, Enneadi I 6, 9, 13)

lunedì, luglio 11

L'ordinazione delle donne e i movimenti della Chiesa austriaca

Il celibato del clero, l'esclusione dei divorziati dall'eucarestia, la legittimità del funerale per i suicidi e, non da ultimo, l'ordinazione sacerdotale delle donne; questi i temi principali sui quali spinge l'area "liberal" e che periodicamente tornano in voga nei dibattiti sull'organizzazione della Santa Chiesa. Questioni antiche, a volte passate e ripassate, ma che stentano a trovare soluzione e pacata accettazione. In tal senso, in modo incisivo e con diverse sfumature, proprio ieri il card. Christoph Schönborn, attuale vescovo di Vienna, invoca "obbedienza" dinanzi all'ennesimo movimento "liberal" della Chiesa austriaca che è tornato a riproporre il dibattito: in gioco c'è un un manifesto del gruppo "iniziativa parroci" e firmato in data 01/07/2011 da circa 250 preti. Il portavoce Helmut Schüller fa la voce grossa soprattutto sull'accesso delle donne al sacerdozio, tema d'altronde già affrontato ampliamente negli scorsi concili, ma che oggi si ripropone con dei presupposti differenti, come un grido di uguaglianza e parità tra i sessi. Lo spauracchio è quello delle Chiese valdesi, attive soprattutto nella vicina fascia alpina tra Italia, Renania e Svizzera, oltre che nel sud America. Si attendono dunque le reazioni ufficiali di Benedetto XVI, quando già buona parte del suo entourage ha già risposto per le rime cercando di placare gli animi - ultimo, con autorità, proprio Schönborn. Dove vuole arrivare "iniziativa parroci"? E' una domanda importante, che sinceramente non sarei in grado di affrontare, non conoscendo bene la diocesi di Vienna e vista anche la scarsa informazione sulle reti nazionali e sui giornali austriaci e tedeschi. In Italia, ad esempio, mi sembra di aver letto soltanto articoli di Gianni Rodari su IlFoglio e Andrea Tornelli su IlGiornale. Sulle posizioni di Ratzinger, si diceva, non si aspettano sorprese, sia per gli stimoli lanciati da Schönborn, ma soprattutto per la sua storia personale, poco incline ad aperture "moderniste" - per richiamare l'ultima condanna "liberal" degna di nota nel secolo scorso - ma sempre disponibile al dialogo inclusivo. Ringraziando Iddio, aggiungerei.


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