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Visualizzazione dei post da Dicembre, 2008

Sull'inizio - (01/01/2009?)

Inizia l'anno nuovo. Nei giorni scorsi un amico mi diceva: «Che festa stupida. Perchè dovrei andare nei locali dai prezzi gonfi o far festa per un giorno che si è scelto essere il primo di un anno?». In effetti lui colpisce un punto interessante e, esclusa un po' di iniziale reticenza, ho preso subito a cuore la sua osservazione. La prima riflessione è che le dimensioni e le usanze di questo «inizio» stridono abbastanza con il clima raccolto e, per pochi, di forte spiritualità del Natale. Ora, cosa c'entrano l'anima e il Natale in questo contesto? Mi veniva in mente Gregorio di Nissa: «con Te percorrerò sempre nuovi inizi». Certamente la citazione così astratta da tutto il proprio contesto non vuol significare nulla; eppure pensavo che probabilmente per l'uomo pensare l'Inizio, quotidiano o metafisico, fisico o temporale, sia più una necessità logica (del Logos) che una «convenzione», come diceva il mio amico. Certamente il fatto che proprio quel giorno lì sia …

La nascita di Dio nell'anima dell'uomo

La predica di Natale di Johannes Tauler

“Un bimbo è nato in noi, un figlio ci è stato dato” (Is 9,6)

Questa predica sulla triplice nascita di Dio insegna come dobbiamo raccogliere le tre forze della nostra anima e rinunziare alla nostra volontà.

In questo giorno la santa cristianità celebra una triplice nascita, in cui ogni cristiano dovrebbe ricevere immensa gioia e giubilo interiore. E un uomo che non sperimentasse nulla in sé dovrebbe spaventarsi. La prima e più sublime nascita avviene nel momento in cui il Padre celeste genera il Figlio unigenito nell'essenza divina e nella distinzione della persona. La seconda nascita, che oggi viene appunto celebrata, è la vergine e pura fecondità materna. La terza nascita avviene quando Dio nasce, in modo vero e spiri­tuale, ogni giorno ed ogni ora nell’anima buona. Queste tre nascite del Signore vengono celebrate nelle tre sante Messe. La prima Messa si celebra nella notte oscura ed inizia con le parole: “Il Signore mi disse: Figlio mio ogg…

La nostra provocazione per il sociale

Volevo riflettere su una questione, alla quale, forse, essendo interessato in prima persona, sono tentato di dare un peso eccessivo. Mi riferisco alla provocazione di Officina Ortona in merito alle ripetizioni gratuite che da qualche tempo stiamo "offrendo" e alle quali abbiamo registrato una risposta pressocchè nulla. Premetto che a me personalmente e all'officina stessa non interessa farci mera pubblicità nè tentare di cooptare ragazzi perchè siamo un'associazione culturale senza scopo di lucro o secondi fini che non siano la promozione delle attività giovanili e del fermento delle intelligenze. L'idea delle ripetizioni è sorta tempo fa poichè abbiamo notato come troppo spesso si combinano alcuni elementi importanti:

1) Ragazzi che hanno difficoltà con lo studio.
2) Mancanza di tempo in familia da dedicare a seguire il figlio.
3) Mancanza di denaro da investire nelle ripetizioni del figlio.

Accade che i genitori o lavorano o, per un valido motivo qualsiasi, a casa …

Il canto popolare

Giorni fa ho avuto occasione di commentare con alcuni amici i risultati delle elezioni regionali qui in Abruzzo e si discuteva della scarsa affluenza alle urne. Sostenevo che il 52% di voti sui possibili votanti è un dato davvero imbarazzante e per noi ortonesi ancor di più se notiamo che nella nostra cittadina i votanti sono stati il 46%. Gli italiani non meritano la democrazia. Questa assenza dalle urne a mio avviso è solo un insulto verso la nostra terra, verso il nostro passato e verso il lavoro e il sangue dei nostri antenati. A questo proposito, nel tentativo di rinvigorire il nostro spirito critico e farvi riflettere sul tema, vi invito ad leggere la poesia Il canto popolare di P.P.Pasolini, presente nella raccolta Le ceneri di Gramsci. Sulla rete si trova anche una registrazione della poesia recitata da Pasolini stesso (qui)

P.P.Pasolini, Le ceneri di Gramsci, Garzanti 2006

Ortona, Chiesa Cattolica, anno di grazia 2008

125. L’uomo folle. – Avete sentito di quel folle uomo che accese una lanterna alla chiara luce del mattino, corse al mercato e si mise a gridare incessantemente: “Cerco Dio! Cerco Dio!”. E poiché proprio là si trovavano raccolti molti di quelli che non credevano in Dio, suscitò grandi risa. “È forse perduto?” disse uno. “Si è perduto come un bambino?” fece un altro. “0ppure sta ben nascosto? Ha paura di noi? Si è imbarcato? È emigrato?” – gridavano e ridevano in una gran confusione. Il folle uomo balzò in mezzo a loro e li trapassò con i suoi sguardi: “Dove se n’è andato Dio? – gridò – ve lo voglio dire! Siamo stati noi ad ucciderlo: voi e io! Siamo noi tutti i suoi assassini! Ma come abbiamo fatto questo? Come potemmo vuotare il mare bevendolo fino all’ultima goccia? Chi ci dètte la spugna per strusciar via l’intero orizzonte? Che mai facemmo, a sciogliere questa terra dalla catena del suo sole? Dov’è che si muove ora? Dov’è che ci moviamo noi? Via da tutti i soli? Non è il nostro un…

Fine della morte?

Prendo spunto da un breve e significativo articolo di Paolo Ferrante (qui) per cercare di riflettere sul posto e sulla percezione dell'evento della morte nella "visione del mondo" della nostra società. Certamente la vastità del problema esula da questo contesto e perciò mi limiterò a riflettere su alcune affermazioni presenti nell'articolo citato. Come d'abitudine mi piacerebbe iniziare con l'inquadrare la genesi del problema e dei relativi tentativi di approccio, perciò - con buona dose di narcisismo - rimando ad una mia recensione ad un saggio di H.Jonas, Il problema della vita e del corpo nella dottrina dell’essere (qui) che illustra bene la questione.se si affida la morte alla tecnica si finisce per assegnare delle risorse (umane) a questo affare che, di conseguenza, non ha più nulla di misterioso o di sacro, non è più qualcosa a cui educarci. E' un affare come tanti. Così Paolo Ferrante chiude l'articolo e ci apre diverse vie: cosa significa aff…

Chi è il mio prossimo?

Chi è il mio prossimo? Come approssimarsi al prossimo? A cosa il prossimo mi chiama? Dove mi chiama? Nelle mie riflessioni ho avuto modo di approntare questo pròblema lasciandolo spesso aperto. Un'occasione per rientrare nella questio ci viene offerta da M. Cacciari e Mons. G. Ravasi nei loro interventi, dai quali sarebbe bene estrapolare una piccola antologia per fissare alcuni concetti ed espressioni da non dimenticare nei nostri futuri naufragi.

«Qual'è questa prossimità che non annulla mai la distanza, anzi che invita a pensare proprio la distanza come un tenere-insieme, un col-legare senza legare? Dove ha luogo questo movimento, per cui possiamo pensarlo davvero come necessario? In noi stessi. Cos'è più prossimo a me di me? Dove posso trovare una prossimità più prossima? Qual'è quel prossimo che non potrò mai fare a meno di avere con me? me stesso. E non è qui che trovo la necessità della distanza? Quando mai so chi sono? Quando mai cesso di essere straniero a me? …