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Visualizzazione dei post da Dicembre, 2009

Solitudini

Alle prime luci della Cittadella, quando il cammino era ancora impreciso e vago, avevo assunto l'abitudine di riflettere e commentare gli avvenimenti quotidiani che più mi impressionavano, cercando non di estrapolarne una patetica quanto raffinata morale ma cercando di risalire verso le cause e le circostanze storico-filosofiche delle azioni umane. Questa sera vorrei riprendere, a malincuore, questo esercizio, invitandovi a scorrere la breve lettera di denuncia pubblicata stamane su Repubblica e firmata da Shulim Vogelmann (qui). Le reazioni a questo fatto di cronaca sono state tante e vorrei timidamente aggiungermi al coro di tutti coloro che hanno ritenuto scandaloso e abominevole il comportamento dei funzionari delle Ferrovie dello Stato. Non spendo altre parole sul fatto sia perchè credo che sia superfluo aggiungere altre righe impietose sull'accaduto, sia perchè, come premettevo, nella cittadella ho cercato di evitare interventi con la morale del bravo cortigiano.

Un elem…

Quale natale?

La breve riflessione che vorrei presentarvi sulla festività natalizia mira ad essere un compendio di quanto scritto in questi anni sul tema, cercando di riflettere sugli schemi delle principali concezioni e sui presupposti dei modelli etici che più frequentemente incrociamo o che noi stessi adottiamo. Credo sia necessario iniziare tenendo ferma l'idea che il Natale, come tante altre festività, laiche o religiose, non può essere semplicemente un'evento spirituale o semplicemente una ricorrenza mondana, bensì si presenta come una soluzione unica, in cui le due radici sembrano una. D'altronde sono convinto che ogni fenomeno di questo tipo sia - prendendo in prestito il linguaggio della chimica - una soluzione e non un miscuglio, ossia un unicum da assumere come tale, senza illudersi di poterne isolare le componenti. Dietro questa festività possiamo osservare comporsi la spiritualità della kenosi, di quell'Incarnazione così paradossale, con tradizioni pagane e simbologie p…

Fanny e Alexander

di Sgubonius

Guardando un film di Bergman si può provare e pensare di tutto, ma mai che è banale. Questo perché non è mai un’opinione a muovere il maestro svedese, ma sono sempre dei dubbi, che tormentano il suo spirito, a prendere forma. Così il risultato non può che essere sempre problematico, mai del tutto risolto, quindi sempre stimolante. Fin dal principio è soprattutto la questione epocale del nichilismo a dare un’impronta alle sue domande: la morte di Dio che trascina con sé nella tomba ogni permanenza, ogni salvezza, soprattutto dell’Io (con l’epigone in Persona). Tutta l’opera di Bergman è attraversata dall’ossessione di un “mondo di marionette” senza burattinaio, in cui i fili abbandonati s’intrecciano pericolosamente nella difficoltà di ogni rapporto interpersonale (è sempre l’Altro il problema, sia esso Dio o gli uomini). Ecco la necessità di essere registi, teatrali o cinematografici, la necessità di sbrogliare queste matasse trovando uno scopo, una fede, un amore, una me…

Schelling e l'arte cristiana

Incamminandosi a ritroso nella cittadella, facilmente è possibile rintracciare alcuni miei interventi sullo statuto dell'arte e in particolar modo sull'icona e sulla capacità dell'artista di indicare e rivelare un qual-cosa di ulteriore al semplice prodotto. L'arte come segno, in definitiva. Oggi volevo discutere un'idea che Schelling presenta nella sua Filosofia dell'arte, un'idea radicale sulla storia dell'occidente e sulle tradizioni: dal punto di vista di Schelling l'epoca moderna inizia con la nascita del Cristianesimo, ossia coincide con quella che noi oggi chiamiamo tardo-antichità. Perchè? Perchè per Schelling il cristianesimo è stata la cesura fondamentale che ha dato vita alla storia in quanto ci ha permesso di concepire la coscienza come libertà assoluta. Nell'epoca antica, difatti, la scoienza era preda della necessità e non a caso i filosofi tematizzarono l'Essere; il cristianesimo ha reso l'uomo cosciente della della libert…

La fontana della vergine

Ieri sera, di ritono da Milano, ho gustato un film di I.Bergman, La fontana della vergine, del 1960 e ispirato alla leggenda medievale Töre’s dotter i wänge. Non sono certo in grado di recensire il film dato che tecnicamente non saprei dire molto, ma vorrei condividere con voi alcuni spunti e idee che ho avuto modo di elaborare in serata. La trama del film è lineare e abbastanza semplice; riporto la sintesi di Wikipedia:
Nella Svezia medievale, il proprietario terriero Töre insiste perché la sua giovane figlia Karin consegni di persona dei ceri alla Madonna in un giorno di festa, come vuole la tradizione. La giovane è accompagnata da Ingeri, serva disonorata e pagana. Durante il viaggio, però, dei briganti violentano ed uccidono la giovane Karin, senza che Ingeri possa aiutarla. Nella fuga, gli assassini cercano riparo proprio dal padre di Karin, a loro insaputa. Una volta che Ingeri torna alla casa del padrone, riconosce i tre loschi figuri ed avverte Töre, il quale metterà in pratica…

Un socialista ortonese del primo dopoguerra

Giorni fa ho sfogliai un vecchio libro di foto storiche ortonesi, risalente, credo, agli anni 50. Ortona nel primo dopoguerra era una piccola città, forse più "stretta" e rustica di quanto non lo sia ora, tutta raccolta su un centro medievale, con tanto di mura, Castello e Basilica. Tutt'intorno, la campagna scandiva il ritmo degli ortonesi, che abitavano grandi appezzamenti di terra, ancora in possesso di pochi signorotti. Costoro, da contare su un palmo di mano, restavano potenti nonostante il passare delle due guerre e l'avvento della democrazia. Il porto era appena sviluppato e benchè la zona vecchia fosse abitata da pescatori e gente di mare, il paese rimaneva fondamentalmente dedito all'agricoltura e al latifondo. Tra le foto, me ne colpì una, che raffigurava un lungo corteo funebre, alla testa del quale spiccavano autorità e borghesi del tempo e alla cui coda si trascinavano contadini e gente mal vestita. Chiesi informazioni sulla situazione perchè mi incu…

Come il Maestro

Oggi volevo prendere spunto da una citazione di Charles De Foucauld che stamattina ho trovato sul blog dell'amico Carmine Miccoli, "...In purissima follia!" e che tratta di unione con il Cristo. Il tema Cristologico è, come prevedibile, il primo riferimento della mistica cristiana, nella quale quelle scale di visione e quelle tematiche paradossali che presero piede nella tradizione mistica "pagana", si affiancano alla buona novella del Cristo, il cui exemplum venne indicato come modello di vita santissima. L'accento fortemente etico che molti autori medievali hanno posto sulla buona novella traspare anche nelle righe degli scritti di Charles Eugène de Foucauld, recentemente beatificato da papa Benedetto XVI.
“La perfezione sta nell’essere come il Maestro… Il nostro Maestro è stato disprezzato, il servo non deve essere onorato; il Maestro è stato povero, il servo non deve essere ricco; il Maestro ha vissuto col lavoro delle sue mani, il servo non deve vivere …