"Non smettere di scolpire la tua propria statua" (Plotino, Enneadi I 6, 9, 13)

mercoledì, dicembre 2

Un socialista ortonese del primo dopoguerra

Giorni fa ho sfogliai un vecchio libro di foto storiche ortonesi, risalente, credo, agli anni 50. Ortona nel primo dopoguerra era una piccola città, forse più "stretta" e rustica di quanto non lo sia ora, tutta raccolta su un centro medievale, con tanto di mura, Castello e Basilica. Tutt'intorno, la campagna scandiva il ritmo degli ortonesi, che abitavano grandi appezzamenti di terra, ancora in possesso di pochi signorotti. Costoro, da contare su un palmo di mano, restavano potenti nonostante il passare delle due guerre e l'avvento della democrazia. Il porto era appena sviluppato e benchè la zona vecchia fosse abitata da pescatori e gente di mare, il paese rimaneva fondamentalmente dedito all'agricoltura e al latifondo. Tra le foto, me ne colpì una, che raffigurava un lungo corteo funebre, alla testa del quale spiccavano autorità e borghesi del tempo e alla cui coda si trascinavano contadini e gente mal vestita. Chiesi informazioni sulla situazione perchè mi incuriosiva l'identità dell'uomo a cui ricchi e contadini davano l'addio. Forse si trattava di un prete, pensai, ma non sapevo certo spiegarmi la strana coincidenza: tutti a salutare lui. Ma ancora meno so spiegarvi il mio grande stupore quando seppi che il defunto era un funzionario dello Stato e in particolare l'esattore delle tasse. Contadini, operai e gente d'ogni estrazione stava dando l'addio ad un uomo che probabilmente bussò spesso nelle loro case in cerca di soldi e ad arrecare, seppur indirettamente, disturbi e problemi. Qualcosa non tornava. Certo, per i borghesi e i latifondisti s'intende, ma come spiegarsi il dolore della povera gente? Quell'uomo, mi dissero, era un socialista. Era un vero socialista, uno che ci credeva sul serio. Era uno che non si faceva problemi ad allungare le scadenze di pagamenti o a pagare di tasca sua per chi non aveva nulla. Il tutto nel silenzio più nero, perchè il buon cristiano era convinto che la mano destra non dovesse sapere l'elemosina della sinistra. L'uomo se ne andò di soppiatto, così come nella sua vita aveva vissuto: anonimo dinanzi ai grandi riflettori; ma dietro di lui, sfilarono l'amore e la gratitudine degli Ortonesi. Socialisti veri, gente "andata" e signori d'altri tempi che oggi trovano spazio solo nelle fiabe e nei racconti di vecchi paesani.


9 commenti:

bar dello Sport ha detto...

A nome di tutti i Socialisti chehanno creduto in quelle idee e in quel mondo

GRAZIE

Andrea Fiamma ha detto...

Grazie a te Bar dello Sport, sono contento averti tra i miei lettori e spero che le circostanze "rissose" nelle quali ci siamo conosciuti siano state solo una macchia nera da cancellare presto. La moderazione commenti mi permette di controllare ciò che viene scritto e, ti confesso, ho già rifiutato di pubblicare alcuni commenti offensivi. Il livello su questo blog deve restare alto, ossia deve essere un luogo dove riflettere e discutere avendo come obiettivo quel delfico gnòsis autòn, che nella società e soprattutto nella politica di oggi sembra realmente un'utopia. Mi auguro che persone serie come te, Marco D.S. etc, possano aiutarmi (e aiutarsi) in questo cammino di ricerca, frequentando le pagine del blog e intervenendo dove possibile. Grazie.

bar dello sport ha detto...

Grazie a te di offrirci una sosta di pensiero libero e profondo

Ivan Paciocco ha detto...

L'Etica e l'Onestà sono estinte, la cultura superficiale dei giorni d'oggi a creato divisioni, purtroppo le persone adesso vengono valutate per l'avere e non per l'essere, questa è la causa.
L'unica soluzione è quella di svegliare le coscienze tramite la cultura e l'informazione condivisa a 360°.

Andrea Fiamma ha detto...

Ciao Ivan e molte grazie per il commento. No, non sono d'accordo con il tuo nichilismo e per il dualismo essere/apparire. Vedi, tocchi problemi che filosoficamente sono davvero impegnativi e li dai così facilmente per scontati, ad esempio:
- essere/apparire come dualismo
- Etica
- Svegliare le coscienze
In particolar modo sull'ultima: oggi troppo spesso ascoltiamo questo adagio, come se qualcuno fosse in possesso della Verità. Finchè non usciremo dal dualismo immaginario Sapienti/stolti, nulla cambierà perchè soggiaceremo sempre allo stesso schema interperetativo. La soluzione è, a mio avviso, considerarsi degli uomini in viaggio, in cammino, così com'era per alcuni autori medievali, per i quali la Verità non è certo un qualcosa di "posseduto" e da "divulgare" ma è un qualcosa da approssimare.

Ivan Paciocco ha detto...

Quello che volevo intendere caro Andrea è che nel sistema attuale, l' intelligenza collettiva viene sempre più messa da parte.
Parlando più terra terra e soprattutto nel contesto Ortonese, dove non sono tutti filosofi, andrebbero svegliate le coscienze condividendo informazioni, il più vaste possibili per dar modo alle persone di farsi un idea della verità sempre meno approssimata come dici tu.
Ci si perde in discussioni futili proprio perchè non è possibile cercare la verità "porta a porta" e ci si basa su quello che dice il più forte, creando frammentazione e protagonismi.
Credo che per tornare a quello che successe nell'articolo che hai scritto è mettere al centro delle nostre decisioni le idee e non la persona, crediamo di vivere in un paese democratico perchè votiamo, e non perchè condividiamo le idee, o partecipiamo alle decisioni, siamo frammentati in gruppi più o meno grandi che scegliamo in base alla coerenza che gli attribuiamo, allo slogan migliore o semplicemente perchè è il meno peggio.

Marco Di Sciullo ha detto...

Il povero esattore delle tasse,vecchio socialista, era un povero di spirito;era come Nostro Signore ci vuole. "..i poveri di spirito vedranno Dio..". Era un uomo tollerante,caritatevole, senza rancori che amava il suo prossimo. Povero di passioni, senza sovrastrutture intellettuali, ma ricco di semplicità.Questi uomini sono il segno dell'esistenza di Dio. Questi uomini sono la speranza dell'umanità e quando abbandonano questa terra lasciano un segno capace di toccare il fondo della nostra anima.Vivere in semplicità e povertà di spirito significa tolleranza.Significa saper ascoltare e non giudicare.Significa saper edificare facendo tesoro delle virtù presenti anche nel peccato più ignobile.Significa saper perdonare e benedire chi ti maledice.Oggi il mondo ha bisogno di persone che hanno ancora la capacità di stupirsi guardando il tramonto del sole o il volo di una farfalla.Ha bisogno di voi giovani, poveri di spirito, che riuscite ancora ad indignarvi delle ingiustizie del mondo anche se non vi toccano direttamente.Ivan, dai più fiducia alle persone che pensi siano diverse da te, ti ripagheranno di altrettanta fiducia.Nessuno umano è portatore della verita assoluta.Ci sono tante verità per quanti sono gli esseri umani ;ognuna di esse è degna di rispetto ed amore.

Andrea Fiamma ha detto...

Marco sei puntuale e profondo come sempre. Grazie del commento.

bar dello sport ha detto...

Vivete il vostro tempo ragazzi, non giratevi indietro, non confrontate la fatica del camminon di oggi con il racconto seduti del cammino di ieri.