"Non smettere di scolpire la tua propria statua" (Plotino, Enneadi I 6, 9, 13)

giovedì, dicembre 17

Schelling e l'arte cristiana

Incamminandosi a ritroso nella cittadella, facilmente è possibile rintracciare alcuni miei interventi sullo statuto dell'arte e in particolar modo sull'icona e sulla capacità dell'artista di indicare e rivelare un qual-cosa di ulteriore al semplice prodotto. L'arte come segno, in definitiva. Oggi volevo discutere un'idea che Schelling presenta nella sua Filosofia dell'arte, un'idea radicale sulla storia dell'occidente e sulle tradizioni: dal punto di vista di Schelling l'epoca moderna inizia con la nascita del Cristianesimo, ossia coincide con quella che noi oggi chiamiamo tardo-antichità. Perchè? Perchè per Schelling il cristianesimo è stata la cesura fondamentale che ha dato vita alla storia in quanto ci ha permesso di concepire la coscienza come libertà assoluta. Nell'epoca antica, difatti, la scoienza era preda della necessità e non a caso i filosofi tematizzarono l'Essere; il cristianesimo ha reso l'uomo cosciente della della libertà nella dimensione pratica e lo ha aperto al divenire. Ecco perchè nel Cristinesimo è possibile rintracciare la cesura definitiva che ha aperto un mondo nuovo.

Ora, cosa c'entra questa filosofia della storia con l'arte e la produzione artistica? Dal punto di vista di Schelling, l'arte sembra essere lo strumento privilegiato per l'espressione della coscienza. Emblematiche sono le grandi opere antiche, dove la stabilità e la rigidità del marmo esemplifica la stabilità dell'essere. L'arte "moderna", dal suo canto, non ha potuto non tener conto dell'evoluzione dellaa coscienza, un'evoluzione teoretica e pratica. Le grandi opere della cristianità sono figlie dell'epoca del divenire, in cui la coscienza è altresì aperta alla Libertà trascendentale, quella libertà di cui parla Kant nella Kritik der Praktischen Vernunft e che anela al Fondamento stesso, oltre il tempo e lo spazio. L'arte cristiana è allora segno e dischiude il Fondamento stesso. L'artista è capace - perchè geniale - di render viva quella forza, quell'energheia, quella traccia che ognuno di noi ha in sè, attraverso un'opera paradossale. L'opera è, difatti, da un lato espressione della Libertà come prorompente porta dell'anima e, contemporaneamente, dall'altro, ne è ostacolo, in quanto pur sempre un'espressione temporale e materiale: essa rivela il Fondamento eppure ne è sublime nascondimento. L'icona cristiana - e mi permetto di rimandare alle mie riflessioni precedenti - è tutto questo.


2 commenti:

sgubonius ha detto...

Una curiosità che questo post non può non suscitare, quando eri a Milano sei riuscito a dare un'occhiata al San Giovanni di Leonardo?
Risponde a molte delle caratteristiche elencate!

Andrea Fiamma ha detto...

Ahimè no, ma volevo vederlo!