Passa ai contenuti principali

Post

Visualizzazione dei post da Aprile, 2009

Libertà e libero arbitrio, pensieri informali e politicamente poco corretti.

Ho intenzione di scrivere questo articolo di getto e in maniera informale per rendere il contenuto più chiaro e "alla mano". Questa esigenza non è dettata dall'altezza dell'articolo bensì dalla sua vocazione "popolare". Mi sembra sia giunta l'ora di dirci "le cose come stanno" riguardo la nostra società: esistono dei pensieri "comuni", esistono delle forme di costrizione mentale a cui si abbandona la quasi totalità della popolazione e che di fatto costituisce quella "tendenza" su cui fa leva la democrazia. Solitamente questo pensiero è abbracciato soprattutto da quelle persone che hanno una cultura media o almeno coloro che sono abituati a riflettere sempre secondo determinati canoni da loro giudicati indiscutibili perchè "razionali". Costoro si rendono, anzi, paladini di questo pensiero comune e vorrebbero distinguersi dalla massa per la loro capacità di riformulare quello stesso contenuto in forme più raffinate.…

Sul creazionismo

Oggi vorrei rapidamente commentare un recente testo di Michele Nicoletti, La politica e il male, Morcelliana, Brescia 2000 (qui una scheda). Ho avuto occasione di leggerlo recentemente e mi è sembrato davvero interessante per la capacità di affrontare le questioni in maniera trasversale ossia evitando di assumere uno schema manualistico benchè spesso l'obiettivo della trattazione lo suggerisca. Vorrei segnalare in particolar modo la parte prima del testo, che si presenta sotto il locus classico "Analitica del male e teoria politica", perchè le riflessioni portate avanti sulla dimensione costitutiva della violenza per la fondazione della città offrono, credo, ottimi spunti di riflessione. Il mio apprezzamento è dovuto all'importanza oggettiva - ma anche di mio gusto personale - di una riflessione che sappia tornare (o saltare) all'origine storico-mitica di un evento o di una relazione quale il rapporto tra la politica e il male. Nicoletti tratta in particolar modo…

Ci ha lasciato Franco Volpi

Oggi ci ha lasciato Franco Volpi, che tanto ha dato alla filosofia italiana degli ultimi anni, in seguito ad un tremendo incidente a San Germano sui Berici (Vi); il professore era in bicicletta ed è stato malamente travolto da un'autovettura (qui un articolo de "Il Corriere del Veneto"). Nel pomeriggio sono venuto a conoscenza dell'accaduto e ho accolto la notizia con profonda tristezza benchè non abbia avuto modo di conoscerlo personalmente. Nel corso degli studi ho passato ore ed ore sulle sue traduzioni di Heidegger e di Schmitt e ho avuto vari spunti di riflessione: considero Franco Volpi un punto fisso della mia esperienza di vita e di studente. Ironia della sorte, poco prima di venire a conoscenza dell'accaduto avevo appena interrotto la lettura di alcune pagine di "Essere e Tempo" da lui curate per la Longanesi. Ora sono ancora lì, abbandonate sulla scrivania. Sentite condoglianze alla famiglia.

L'Aquila, il terremoto, il male

La terra trema e crollano su di essa le fragili costruzioni, i monumenti e le chiese. Quelle forme, quelle pietre scolpite si frantumano insieme alle nostre sicurezze: le vite si spegnono, poco importa in che occasione o in che freddo numero. Storicamente queste catastrofi naturali hanno stimolato le riflessioni più crude sull'inevitabilità del male e così si sono affollate le accuse o le difese più acrobatiche ad una divinità che tradisce le proprie creature consegnandole al male gratuito. In questo senso quel giorno stesso, più che dar sfogo alle mie angosce, ho preferito dare spazio il grido razionale di Voltaire (qui).

In un intervento precedente scrivevo: "La sostanzialità o meno del male, la sua individuazione nel mondo e nelle realtà e il nesso tra il soggetto e il male metafisico stesso rimangono oggi problemi aperti e dal tono ineludibile." (c.f.r Il male). L'esperienza del terremoto, vissuta da vicino, mi ha riportato alla mente queste riflessioni. Ho più vo…

Voltaire, Candido ovvero l'ottimismo, V - L'Aquila, 06/04/2009

Una metà dei passeggeri, sfiniti, stremati dalle inimmaginabili angosce che il rullio d'un vascello provoca nei nervi e negli umori tutti del corpo agitati in senso opposto, non avevano nemmeno la forza di allarmarsi del pericolo. L'altra metà urlava e pregava; le vele eran strappate, gli alberi spezzati, il vascello squarciato. Chi poteva lavorava, nessuno capiva niente, nessuno comandava. L'anabattista aiutava un poco alla manovra; stava sulla tolda; un marinaio pazzo lo colpisce brutalmente e lo stende sul ponte; ma il contraccolpo fu cosí violento che la scossa lo buttò fuori bordo a testa in giú. Rimase sospeso, uncinato dall'albero spezzato. Il buon Jacques corre in suo soccorso, lo aiuta a risalire e dallo sforzo è precipitato in mare sotto gli occhi del marinaio, che lo lascia perire senza nemmeno degnarsi di guardarlo. Candide s'avvicina, vede il suo benefattore che riappare un momento e per sempre scompare. Vuol buttarsi in mare per soccorrerlo; il filoso…