"Non smettere di scolpire la tua propria statua" (Plotino, Enneadi I 6, 9, 13)

mercoledì, aprile 8

L'Aquila, il terremoto, il male

La terra trema e crollano su di essa le fragili costruzioni, i monumenti e le chiese. Quelle forme, quelle pietre scolpite si frantumano insieme alle nostre sicurezze: le vite si spegnono, poco importa in che occasione o in che freddo numero. Storicamente queste catastrofi naturali hanno stimolato le riflessioni più crude sull'inevitabilità del male e così si sono affollate le accuse o le difese più acrobatiche ad una divinità che tradisce le proprie creature consegnandole al male gratuito. In questo senso quel giorno stesso, più che dar sfogo alle mie angosce, ho preferito dare spazio il grido razionale di Voltaire (qui).

In un intervento precedente scrivevo: "La sostanzialità o meno del male, la sua individuazione nel mondo e nelle realtà e il nesso tra il soggetto e il male metafisico stesso rimangono oggi problemi aperti e dal tono ineludibile." (c.f.r Il male). L'esperienza del terremoto, vissuta da vicino, mi ha riportato alla mente queste riflessioni. Ho più volte ripetuto con Plotino che il male in sè non ha senso nè l'individuazione di un presunto livello metafisico nella nostra realtà può esser coerente eppure la sofferenza continua a mangiarci lo stomaco. Saper vedere la Bellezza nelle cose è, a volte, davvero molto difficile. Come trovare un appiglio?

Negli stessi giorni, tuttavia, faccio esperienza di un'amore disinteressato, di un com-patire autentico e un amore gratuito. Non nego che talvolta questo aiuto può essere accompagnato da motivazioni personali molto forti. A volte, ad esempio, è possibile che qualcuno si muova per non sentirsi in colpa dinanzi ad un'indolenza abbastanza immediata. Ma anche in questo caso, come possiamo noi entrare nell'immenso regno interiore di ognuno, in cui le intenzioni si mischiano e riemergono in maniera spesso indistinta? Ed è realmente possibile andare a giudicare kantianamente le intenzioni, seppur di se stessi? Ciò che conta, oggi, è l'esperienza di un donare gratuito. Lungi dall'affermare banali concezioni medicinali, non è forse questo un vero miracolo? Non è forse proprio tra le pieghe di questo donarsi la luce dell'autentica spiritualità? Sarà questo miracolo quell'appiglio che cercavo?


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