"Non smettere di scolpire la tua propria statua" (Plotino, Enneadi I 6, 9, 13)

giovedì, dicembre 4

Chi è il mio prossimo?



Chi è il mio prossimo? Come approssimarsi al prossimo? A cosa il prossimo mi chiama? Dove mi chiama? Nelle mie riflessioni ho avuto modo di approntare questo pròblema lasciandolo spesso aperto. Un'occasione per rientrare nella questio ci viene offerta da M. Cacciari e Mons. G. Ravasi nei loro interventi, dai quali sarebbe bene estrapolare una piccola antologia per fissare alcuni concetti ed espressioni da non dimenticare nei nostri futuri naufragi.

«Qual'è questa prossimità che non annulla mai la distanza, anzi che invita a pensare proprio la distanza come un tenere-insieme, un col-legare senza legare? Dove ha luogo questo movimento, per cui possiamo pensarlo davvero come necessario? In noi stessi. Cos'è più prossimo a me di me? Dove posso trovare una prossimità più prossima? Qual'è quel prossimo che non potrò mai fare a meno di avere con me? me stesso. E non è qui che trovo la necessità della distanza? Quando mai so chi sono? Quando mai cesso di essere straniero a me? Quando mai cesso di essere pròblema a me? Quando mai cessa di venirmi addosso la domanda "chi sono?" Quando mai ho dato una risposta esaustiva a quella domanda trasformandola in uno "stato": "io sono quello, io sono questo volto e nessun alto. Io sono questa persona - maschera - e nessun altro." Quando mai? Eppure è il mio prossimo più prossimo, potete pensare un prossimo più prossimo di voi stessi? E sapete chi siete? Non è un approssimarsi continuo a questo pròblema? Non è una continua ricerca di "chi sono"? E potrà mai essere esaurita questa ricerca? Potrete mai sondare fino all'abisso del vostro passato, trovare un fondamento di voi? O quel Fondamento non diventa per l'appunto quella determinazione che toglie ogni Fondamento? [...] Questa ricerca, questo amore, questa indagine, questa verità del nostro essere che è sempre indaganda, da doversi cercare ancora, fa sì che noi siamo quel prossimo che ci è necessario, che mai gli è meno, che non possiamo mai cessare di essere in noi e tuttavia al quale non possiamo mai dare una risposta che esaurisca questo movimento di approssimazione. Il prossimo è un'approssimazione costante verso se stessi. Una ricerca che dobbiamo compiere e che sappiamo allo stesso momento in-compibile. Per compierla dovremmo appunto sapere la nostra origine, giungere a quel fondamento ultimo che è chiaramente, se lo pensiamo, come ciò che toglie ogni fondamento. Una continua esperienza dello Straniero che sta in me.»
M.Cacciari


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