"Non smettere di scolpire la tua propria statua" (Plotino, Enneadi I 6, 9, 13)

giovedì, dicembre 25

La nascita di Dio nell'anima dell'uomo

La predica di Natale di Johannes Tauler

“Un bimbo è nato in noi, un figlio ci è stato dato” (Is 9,6)

Questa predica sulla triplice nascita di Dio insegna come dobbiamo raccogliere le tre forze della nostra anima e rinunziare alla nostra volontà.

In questo giorno la santa cristianità celebra una triplice nascita, in cui ogni cristiano dovrebbe ricevere immensa gioia e giubilo interiore. E un uomo che non sperimentasse nulla in sé dovrebbe spaventarsi. La prima e più sublime nascita avviene nel momento in cui il Padre celeste genera il Figlio unigenito nell'essenza divina e nella distinzione della persona. La seconda nascita, che oggi viene appunto celebrata, è la vergine e pura fecondità materna. La terza nascita avviene quando Dio nasce, in modo vero e spiri­tuale, ogni giorno ed ogni ora nell’anima buona. Queste tre nascite del Signore vengono celebrate nelle tre sante Messe. La prima Messa si celebra nella notte oscura ed inizia con le parole: “Il Signore mi disse: Figlio mio oggi ti ho generato”. Questa Messa tratta della nascita nascosta che avvenne nel­l’os­curo della sconosciuta divinità. La seconda Messa inizia con le parole: “Oggi la luce risplenderà sopra di noi”. E cele­bra lo splendore della natura umana divinizzata, parte nel buio e parte durante il giorno, poichè questa nascita era solo in parte co­nosciuta. La terza Messa si celebra con il chiarore del giorno e comincia con queste parole: “Un bambino è nato in noi e un figlio ci è stato dato”. In essa si simbolizza l’amata nascita che av­viene e deve avvenire in ogni anima buona e santa, solo se que­sta saprà rivolgersi ad essa con attenzione e amore, poiché se quest’anima vorrà sperimentare e sentire in sé tale nascita dovrà farlo rivoltando e raccogliendo tutte le sue forze. In questa nascita nell’anima, Dio diventa così aderente ad essa che sembra mai fosse altra cosa più pro­pria. La Sacra Scrittura dice: “Ci è nato un bimbo, ci è stato dato un figlio. Egli è nostro, più proprio di ogni altra cosa propria, egli nasce in noi ininterrottamente”. Di tale nascita a cui si riferisce l’ultima Messa vogliamo parlare per prima.

Se vogliamo che questa nobile nascita avvenga in noi nel modo più fruttuoso dobbiamo apprendere dalla prima nascita paterna, quando il Padre genera il suo Figlio nell’eternità. Infatti, per la sua infinità bontà Dio non poteva chiudersi in se stesso ma doveva diffondersi e comunicarsi. Come dicono Boezio e Agostino, la qualità e la natura di Dio è quella di diffondersi, così il Padre si è effuso nella proces­sione delle persone divine e poi si è diffuso nelle creature. Sant’ Agostino ha detto che “noi esistiamo perché Dio è buono e tutto quello che le creature hanno di buono deriva solo dalla bontà essenziale di Dio”. [...] La compiacenza di Dio si effonde in un amore ineffabile che è lo Spirito Santo, così Dio resta in se stesso esce da sé e vi rientra...Il corso dell'uomo come il corso del cielo sono i più nobili ed i più perfetti, in quanto ritornano alla propria ori­gine. La proprietà che il Padre ha di entrare in sé e di uscir­ne, la deve avere in sé anche l’uomo che vuol di­ventare una madre spi­rituale di que­sta nascita divina. Deve avvenire un energico rientro, una ripa­razione, un raccoglimento interiore di tutte le facoltà, le superiori e le inferiori, e deve esserci una concentrazione da ogni dispersione, così come tutte le cose unite sono più forti [...], come tutti i rami escono fuori dal fusto dell'albero, così tutte le facoltà sensibili, concupiscibili e irascibili, sono unite alle superiori nel fondo dell’anima: questo è il rientrare. Se deve esserci allora un'uscita, cioè un’elevazione al di fuori e al di sopra di se stessi, noi dobbiamo rinunziare ad ogni nostro volere, desiderio ed azione; non deve restarci che una nuda e pura intenzione di Dio e assolutamente nulla del nostro essere, divenire e guadagno, ma solamente un appartenergli, un fargli posto nella parte più elevata e più intima, affinché Egli possa realizzare in noi la sua opera e non venga da noi ostaco­la­to nella sua nascita. Perché quando due devono diventare uno, uno deve comportarsi da paziente, l'altro da agente. Se il mio occhio deve percepire le immagini sulla parete o vede­re qualunque altra cosa, deve essere privo di ogni altra immagi­ne, perché se avesse innanzi a sé un solo colore, non vedrebbe più alcun altro colore; o se l'orecchio percepisce un tono, non può sentirne bene un’altro. Qualsiasi cosa deve ricevere dev’essere vuota, libera e sgombra. A questo riguardo Sant’ Ago­stino dice: “Vuotati, perché possa essere riempito; esci per poter entrare”. E in un altro luogo: “O tu, nobile anima, o nobile creatura, perchè vai a cercare fuori di te Colui che è interamente, in tutta verità e nudamente in te; e dal momento che sei partecipe della natura divina, cosa ti importa di tutte le creature o cosa hai da fare con esse. “Se l’uomo pre­parasse così il posto, il fondo, non c'è alcun dubbio che Dio dovrebbe riempirlo completamente pure se dovesse rompersi il cielo per ricolmare il vuoto”. Dio non lascia le cose vuote, sa­rebbe contrario a tutta la sua natura ed alla sua giustizia.

Perciò è molto importante che tu taccia, così sentirai parlare il Verbo in te. Ma sii certo che se tu vuoi parlare Egli deve tacere. Non si può servire meglio il Verbo che tacendo e ascol­tando. Se gli farai posto uscendo completamente egli entrerà interamente, perchè né meno né più di quanto tu esci egli entra. Quando Dio, nel primo libro di Mosè comanda ad Abramo di allon­tanarsi dal suo paese e dalla sua parentela perché gli voleva mostrare ogni bene. Ogni bene è questa divina nascita che da sola comprende ogni bene. Il suo paese e la sua terra, da cui doveva uscire, simbolizza il corpo con tutte le sue concupicen­ze e disordini; per parentela s’intende l’inclinazione della facoltà sensibili e le loro fantastiche illusioni che attirano il corpo e lo tras­cinano, arrecandogli le agitazioni del piacere e del dolore, della gioia e della tristezza, del desiderio e del timore, dell’inquietudine e della leggerezza. Da tale famiglia, che è la parentela più prossima, vi si deve uscirne del tutto se si vuole il bene di questa nascita...Cristo ha detto: “Chi per amor mio lascia padre, madre e campi, riceverà in cambio il centuplo e in più la vita eterna” (Mt 19,29). Sant'Agostino ha detto: “Maria fu molto più felice perchè Dio nacque spiritualmente nella sua anima, che non per il fatto che nacque fisicamente da lei”.

Chi ora vuole che questa nascita avvenga nobilmente e spiritual­mente nella sua anima, come nell’anima di Maria, deve prestare attenzione alle qualità che aveva in sé la santissima Maria, che fu madre fisicamente e spiritualmente. Ella era una casta ancel­la, ed era una vergine fidanzata e viveva ritirata, separata da tutto, quan­do l’angelo si recò da lei. Così pure deve essere una madre spirituale di questa nascita di Dio: dev’essere una vergine casta e pura. Se ha perduto qualche volta la purità, deve riacquistarla e così ridiventa pura e verginale. ...Questa vergine deve vivere in ritiratezza; tutti i suoi pensieri, i suoi costumi, il suo comportamento devono essere interiori, così ella porta molto frutto, un grande Frut­to, Dio stesso, il figlio di Dio, il Verbo di Dio che è e porta in sé ogni cosa.
Maria era una vergine promessa; anche la nostra vergine dev’es­sere promessa, secondo l’insegnamento di san Paolo. Tu devi immergere la tua volontà mutevole nella volontà immutabile di Dio, affinché la tua debolezza venga sostenuta. Come Maria era una vergine ritirata, così deve essere ritirata la serva di Dio, se vuole sperimentare in sé questa nascita, astenendosi non solo dalle uscite materiali che talvolta appaio­no dannose, ma pure dalla pratica sensibile della virtù. Deve cioè fare calma e silenzio in se stessa, chiudersi in sé, nas­condersi e occultarsi dai sensi nello spirito; sfuggire spesso ad essi e realizzare in se stessa un silenzio, una pace interio­re.....Quando c'è un vero silenzio, allora si sente veramente il Verbo: perchè se Dio deve parlare tu devi tacere; se Dio deve entrare tutte le cose devono uscire. Quando nostro Signore Gesù Cristo entrò in Egitto, tutti gli idoli che erano nel paese caddero a terra; sono i tuoi idoli (nonostante ti dimostri buono e santo) che impediscono la vera e immediata entrata della nas­cita eterna del Cristo.

Nostro Signore Gesù ha detto: “Io sono venuto a portare una spada per tagliare tutto ciò che appartiene all’uomo, madre sorella, fratello; perché, quello che ti è intimo, è il tuo nemico, per­ché la molteplicità delle immagini che nascondono e velano in te il Verbo, impediscono questa nascita nella tua anima. (...) Che tutti possano preparare un posto in se stessi a questa nobile nascita, così da diventare una vera madre spirituale. Che Dio ci aiuti. Amen.


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