"Non smettere di scolpire la tua propria statua" (Plotino, Enneadi I 6, 9, 13)

domenica, marzo 10

Massimo Cacciari e Marco Vannini, Introduzione a Meister Eckhart

Segnalo il video della discussione su Meister Eckhart tenutasi a Milano lo scorso 4 febbraio, in occasione della traduzione dei Commenti all'Antico Testamento, a cura di M. Vannini, ed edita per la Bompiani. Gli spunti che possiamo trarre dalla presentazione sono ovviamente tanti e, non potendoli riassumere adeguatamente, rimando alla visione del filmato stesso; un elemento però volevo sottolineare. Nel corso dell'argomentazione è emersa difatti la motivazione per cui a mio avviso - come scrivo da tempo sulla Cittadella - oggi è necessario tornare a studiare il neoplatonismo; ovvero: la tradizione neoplatonica è l'unica che, nella sua radicalità, saprebbe rispondere alle grandi questioni poste dalla filosofia contemporanea e dalla post-modernità:

i) La prima è che l'idea di Dio sarebbe una mera trasposizione del soggetto in un qualcosa di assoluto e che questo emergerebbe dallo stesso parlare-religioso, in cui Feuerbach aveva ravvisato la proiezione delle categorie umane e Freud aveva creduto di vederci la patologia, cioè uno strano rapporto dell'uomo con la figura del padre. Werner Beierwaltes in Denken des einen ha dimostrato ampiamente che il neoplatonismo - "soprattutto" il neoplatonismo, direi, ma ad esempio anche tanta tradizione domenicana e agostiniana - non avrebbe potuto soggiacere all'errore dell'onto-teologia, come lo descriveva Heidegger, perché esso ha sempre voluto pensare l'Hen come ciò che fosse ab-soluto da ogni Nome (umano); persino da quello di Dio. Per cui Meister Eckhart si inserisce pienamente in questa (ideale) corrente filosofica quando afferma che l'unica vera preghiera da rivolgere a Dio dovrebbe essere quella di liberarci da Dio stesso - scandalosa proposizione per i censori della Santa Sede, che vi ravvisarono esclusivamente l'eco di alcuni temi dei Fratelli del Libero Spirito (una setta che peraltro Eckhart critica più volte nei suoi Sermoni). Per cui studiare il neoplatonismo significa saper fronteggiare la dissoluzione della metafisica grazie ad un pensiero <forte>, che non si è visto scalfito dal tramonto dell'Occidente - per parafrasare Spengler.

ii) Il secondo motivo per cui il neoplatonismo oggi rappresenterebbe una risposta estremamente attuale e una strada efficace di ricerca è che esso riesce a presentare una concezione della Verità talmente <forte>, appunto, da non vedersi secolarizzata dal mondo. Infatti una delle conseguenze immediate della post-modernità è che la Verità viene "abbassata" a un valore tra gli altri, ad un elemento di contrattazione per cui ogni valore sarebbe sullo stesso piano; all'inverso il neoplatonismo sottolinea come la Verità sia formalmente distinta dal suo contenuto veritativo e che essa si situi ad un livello più alto e perciò stesso irriducibile al suo contento. In altri termini: i neoplatonici spiegano che l'Hen (la Verità) precede l'Essere (il vero) e il Logos (in cui il vero si dimostra tale "svolgendosi", come nei Dialoghi platonici). Ecco perché la Verità è presupposto inamovibile di ogni Logos, dunque di ogni valore; e per questo, essa non può essere secolarizzata a valore tra gli altri.





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