"Non smettere di scolpire la tua propria statua" (Plotino, Enneadi I 6, 9, 13)

venerdì, maggio 25

Pensare l'intelletto è pensare oltre il tempo e lo spazio


Il passo di De coniecturis II, 13 era stato richiamato nell'intervento precedente per introdurre la concezione cusaniana dell'uomo come microcosmo; in effetti, esso è dedicato in maniera specifica all'analisi della natura intellettuale non soltanto – e coerentemente – in relazione all'uomo, bensì per come essa è presente nel cosmo. Dal punto di vista del cardinale, la natura intellettuale rappresenta il grado più semplice di esplicazione della "forza originaria", che è Dio padre dei lumi: a differenza delle altre esplicazioni mondane, la natura intellettuale è libera perchè il pensare dell'intelletto si esprime in un moto che è autonomo e possiede in se stesso la causa del suo agire; a differenza degli altri gradi di esplicazione nella contrazione che genera la natura intellettuale, la creazione del Verbo dà luogo ad esseri che sono propriamente «immagine di Dio» e, se rettamente orientati, possono seguirLo nella vita beata.

Tra questi, l'uomo, nella misura in cui possiede l'intelletto, attinge a questa natura intellettuale, ma non in maniera pura, come altri esseri del cosmo, bensì in modo contratto alla sua vita concreta, alle passioni e allo spessore della materia, di cui è composto; la materia, che con la sua ricezione varia e instabile della forma, è causa della molteplicità del mondo; la materia – ancora – che è il principio femminile della creazione, poiché accoglie le forme che le sono donate da Dio Patris luminum. Al contrario, «la natura intellettuale [...] è mascolina, sottile e nobile» La natura intellettuale «non è quantitativa, né il moto intellettuale appartiene al genere della quantità, se non in maniera intellettuale e virtuale, talché non gli fanno contrasto la semplicità, l'indivisibilità ecc. che sono proprie dell'unità intellettuale». Il movimento dell'intelletto non si definisce allora come un passaggio da luogo a luogo, poiché i luoghi intellettuali non si susseguono l'un l'altro come in una serie ordinata, bensì sono “luoghi” paradossali. La descrizione del luogo intellettuale non riesce ad articolarsi in un discorrere razionale poiché la natura intellettuale è vicina all'unità e, in quanto tale, precede tanto l'alterità delle cose finite, quanto le coordinate che le definiscono, ovvero le misure del tempo e dello spazio. Lo stesso dire sull'intelligenza è im-possibile poiché si infrange sul muro della coincidentia oppositorum: non possiamo allora che estendere all'intelligenza l'immagine razionale e sensibile del luogo e predicarla via negationis.


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