"Non smettere di scolpire la tua propria statua" (Plotino, Enneadi I 6, 9, 13)

giovedì, aprile 29

Agora. Il film su Ipazia di Alessandria

Ipazia di Alessandria fu una filosofia neoplatonica – e quindi anche matematica, astronoma e studiosa di spiritualità –, vissuta a cavallo tra il IV e il V sec. d.C e fu l'ultima erede della prestigiosa scuola alessandrina. Ipazia era figlia del geometra Teone, osservatore degli astri e studioso di Tolomeo, che insegnava nella meravigliosa Alessandria d'Egitto, uno dei fiori più splendidi della civiltà antica, per ricchezza culturale ed economica. La città, si narra, fu fondata da Alessandro Magno durante la cavalcata che lo portò a conquistare quasi tutto il mondo conosciuto; Alessandro, secondo la leggenda, con un gesto leggero della mano, tracciò il perimetro della futura città lasciando cadere dietro di sé dei chicchi di grano, in auspicio di copiosi raccolti e di benessere. Alessandria, di fatto, fu uno dei centri più ricchi della tardo-antichità e fu rinomata per la maestosa biblioteca, che, da quanto riportano le fonti, sembra avesse catalogato tutto il sapere accumulato sino ad allora, nutrimento per le varie sétte pagane e per gruppi eterogenei di studiosi, tra cui anche ebrei, che in quel periodo animavano la città tolomea. Ipazia crebbe in quell'ambiente e studiò la filosofia greca fino a scalare le gerarchie della scuola alessandrina, di cui divenne la principale interprete e la leader indiscussa.

Tuttavia in quegli anni la scuola alessandrina era in lento declino, a causa della straordinaria diffusione dei culti cristiani, sospinti soprattutto dall'intraprendenza del vescovo africano Agostino, poi santo della Chiesa Cattolica. Gli scontri con il vecchio mondo pagano non furono soltanto spirituali: in una di queste incursioni cristiane, Ipazia fu barbaramente uccisa da un manipolo di monaci, fomentati senza misura dai messaggi di speranza e libertà della religione cristiana. Venerdì 30 aprile è uscito nella sale italiane, a distanza di un anno dal debutto in Spagna, il film AGORA, diretto da Alejandro Amen・bar, ispirato proprio alla biografia di Ipazia di Alessandria, una donna che perse la vita in difesa della grande tradizione che aveva respirato sin da bambina, in difesa di grandi menti e straordinarie opere, che non possono esser cancellate con la violenza di una fede. Agorà può inoltre essere l'occasione per riflettere sulla dignità e sul ruolo delle donne nella nostra società. La liberazione dell'anima di un uomo o di una donna, ci insegna Ipazia, non consiste in presunte affermazioni di diritti egoici bensì nella riflessione, nello studio e nella difesa della cultura.


4 commenti:

Tore Obinu ha detto...

Certo che quei "santi" monaci massacratori avevano ben strana idea di come bisognasse vivere e applicare la "speranza e la libertà della religione cristiana".

Da una religione così intesa ci liberi Dio, giusto per parafrasare alla lontana il titolo dell'ultimo saggio di Marco Vannini.

"Agorà" arriva in Italia dopo più un anno dall'uscita perché nessuno voleva distribuirlo nelle sale. Che qualche "santo" monaco sia ancora in giro anche dalle nostre parti..?

Andrea Fiamma ha detto...

Essì ma è ciò che accade quando il Deus Asconditus cessa di esser tale e diviene un qualcosa di "posseduto" in gerarchie o convinzioni o persino "incarnato" in idoli di qualsiasi tipo. E' l'integralismo, un fantasma sempre presente nella Chiesa e nella religione; è l'opzione dell'inautenticità e della morte dell'anima.

sgubonius ha detto...

L'integralismo (quello di quei monaci) resta comunque più nobile della politica religiosa (quella dei gerarchi ecclesiasti degli ultimi secoli). Le persone non vanno "convinte" a credere, questo non è più missionarismo apostolico, diventa colonialismo tout court. Si cerca continuamente di mettere d'accordo (in questo caso non mostrando "macchie" del passato) il buon senso con la fede, la vita civile con quella ascetica, l'economia e l'etica, quando le seconde hanno senso solo se profondamente diverse (non opposte) dalle prime.

Sembra che si voglia trattenere più "pubblico" possibile alle messe, anche a costo di trasformare il loro credo in una pura opinione-doxa (d'altronde è solo l'opinione che si plagia con la propaganda). Ma non capisco a cosa si voglia arrivare così, non è nemmeno oscurantismo questo (magari), è simulacro d'illuminismo.

malù ha detto...

Mi piace il tuo commento. E' vero che questo film dice tanto su come noi donne siamo fatte. Ho trovato adorabile il personaggio di ipazia, il suo dolore e la nostalgia davanti ad un così traumatico cambiamento.