"Non smettere di scolpire la tua propria statua" (Plotino, Enneadi I 6, 9, 13)

mercoledì, aprile 28

Commento al De visione Dei di Nicola Cusano, in "Rivista di Ascetica e Mistica" 1/2010

Nell'ultimo numero della prestigiosa "Rivista di Ascetica e Mistica", prodotta dai padri Domenicani del Convento di San Marco a Firenze e distribuita dall'editore Nerbini, trovate il mio primo articolo, Commento al De visione Dei di Nicola Cusano. La "Rivista di Ascetica e Mistica" è stata la prima in Italia a trattare dei temi della spiritualità; fondata nel 1929 con il titolo Vita Cristiana, è stata da sempre un faro nella ricerca della spiritualità. Il numero 1/2010, appena pubblicato, ospita contributi di spessore, firmati da Andrea Fiamma, Divo Barsotti, Lorenzo Spezia, Carlo Nardi, Maurizio Fomini, Roberta Franchi, Angela Anna Tozzi, Alberto De Luca, Massimo Bolognino, Giovanna Fozzer e Claudia Mignarri, oltre alla consuete "Letture" e "Recensioni". Ringrazio tutti coloro che da subito hanno creduto nelle mie umili righe, i gentilissimi curatori della rivista e i professori che mi aiutano in questo difficile cammino; ma soprattutto ringrazio tutti i lattori della Cittadella e tutti coloro che con tanta passione per la Verità spendono il loro tempo prezioso a commentare i miei scritti e a discutere. L'Università troppo spesso tende a chiudere le menti su dei lavori meccanici di ricerca delle fonti o di curatela ed è per questo che la Cittadella è fondamentale: per me la vostra interazione è una finestra aperta verso il pensiero. Nel ringraziarvi ancora della vostra gentilezza, vi prego di accettare la mia offerta: mi piacerebbe inviarvi l'estratto della Rivista 1/2010 contenente il mio articolo. Sapete dove contattarmi ( info@andreafiamma.it oppure andrea.fiamma@hotmail.it ): lasciatemi pure il vostro recapito e vi spedirò il piccolo fascicolo. Riporto ora qualche riga del Cusano, pubblicata lo scorso settembre nel post De visione Dei:
O Dio, mi hai portato al punto in cui vedo che il tuo volto assoluto è volto naturale d’ogni natura; volto che è entità assoluta d’ogni essere; arte e scienza d’ogni scibile. Perciò chi è degno di vedere il tuo volto, vede tutte le cose in modo aperto e nulla gli rimane occulto. Sa tutte le cose, possiede tutto, colui che possiede te, signore; possiede tutto colui che ti vede. Infatti nessuno può vederti se non possiede te. Nessuno può accedere a te, perché sei inaccessibile. Nessuno, quindi, ti comprenderà se non sei tu che ti doni a lui. Ma come ti possiedo, signore, io che non sono degno di comparire al tuo cospetto? Come giungerà a te la mia preghiera, se tu sei inaccessibile, in qualunque modo si tenti di accedere a te? Come posso chiedere d’avere te? Che cos’è più assurdo che chiedere che tu ti doni a me, se tu sei tutto in tutte le cose? E come potrai dare te stesso a me, se non dandomi anche il cielo e la terra e quanto vi è contenuto? Anzi, come potrai dare te stesso a me, se non darai anche me a me stesso?

Mentre così quietamente rifletto, nel silenzio della contemplazione, tu o signore rispondi parlando nel mio intimo: cerca tu di possedere te stesso, ed allora anch’io sarò tuo. O signore, soavità d’ogni dolcezza, hai lasciato alla mia libertà la decisione d’essere di me stesso, se lo vorrò. Se io non sono di me stesso, tu non sei mio: altrimenti costringeresti la mia libertà, poiché non puoi esser mio se prima io non sono di me stesso. E, avendo lasciato questo alla mia libertà, non mi necessiti, ma attendi ch’io decida d’essere di me stesso. Dipende quindi da me, non da te, signore, tu che non restringi l tua immensa bontà, ma la infondi con somma larghezza a tutti coloro che se ne dimostrano capaci. Tu, signore, sei la tua stessa bontà.

Ma come potrò essere di me stesso, se tu, signore, non me lo insegnerai? Questo m’insegni, che il senso obbedisca alla ragione e la ragione domini. Quando il senso serve alla ragione, io sono di me stesso. Ma la ragione non ha come dirigersi, se non per il tuo aiuto, signore, che sei verbo e ragione delle ragioni. Perciò vedo, che se ascolterò il tuo verbo, che non cessa mai di parlare in me e risplende senza posa nella ragione, sarò di me stesso, libero e non servo del peccato, e tu sarai mio, e mi darai di contemplare il tuo volto, e sarò salvo.



4 commenti:

Tore Obinu ha detto...

Complimenti per la tua recente pubblicazione, Andrea, che spero di poter leggere tra breve, e grazie intanto di questa bella anticipazione che ce ne da qui, trascrivendo questo passo cusaniano.
Un passo emblematico sia dei temi di ricerca che dello stile del cardinale di Cusa.

Descartes, per dirne una, si ritroverebbe tutto, in quel che Cusano dice circa la presenza di Dio nella ragione umana. Pascal invece avrebbe più d'una obiezione da fare, e proprio a quello stesso punto.
Essendo entrambi i miei autori - anzi, i miei "auttori", di studio e di riferimento, come dice Vico - la loro possibile reazione a questa pagina di Cusano mi ha portato a fantasticare circa la loro risposta.

Marco Di Sciullo ha detto...

Sono molto felice per te. Aspetto con vivo interesse di leggere il tuo articolo. Chiedo molto se ti chiedo un dedica? In fondo sono uno di quelli che percorrendo le stradine della Tua "cittadella interiore" ha scoperto la bellezza della filosofia. Di nuovo complimenti.

sgubonius ha detto...

Complimenti!
L'articolo sarebbe un sunto della tesi praticamente?

Andrea Fiamma ha detto...

Marco, quando ci siamo sentiti al telefono non sapevo che tu avessi letto l'articolo sul blog! Ho poi intuito che ne fossi a conoscenza dai riferimenti troppo specifici che facevi, ma non ti perdono di avermi rovinato la "sorpresa". :)

Alberto: Sì è in realtà la tesi integrale escluse introduzione,capitolo 6 e conlusione.