"Non smettere di scolpire la tua propria statua" (Plotino, Enneadi I 6, 9, 13)

martedì, novembre 9

Per una rivoluzione copernicana della politica / G. La Pira


Come molti lettori ricorderanno, nel precedente numero ho dismesso il mio stile di commentatore e ho realizzato un breve articolo di cronaca sui Tea Party, un movimento anarco-conservatore esploso negli ultimi mesi negli U.S.A., che tra l'altro - probabilmente - ha determinato la sconfitta di Obama alle ultime elezioni. I Tea Party sostengono una concezione ultra-liberista della politica e non a caso molti lettori sono rimasti sorpresi della mia firma, dato che in queste pagine non ho mai sostenuto posizioni liberiste o filo-americane; ciò che tuttavia mi interessava era offrire uno spaccato della discussione che sta avvenendo negli U.S.A. in merito alla crisi economica e sociale che stiamo affrontando in questi anni. D'altronde la proposta neoliberista la conosciamo bene ed obbedisce allo stesso individualismo che ha caratterizzato l'ultimo secolo. Gli U.S.A. hanno tuttavia il merito di avere le idee ben chiare, per quanto discutibili. Al contrario l'impressione che offre la politica italiana è quantomeno avvilente: sembra che si proceda a casaccio, sperando nella buona sorte e nelle braccia degli italiani. In questo senso, allora, riportare al centro la cultura nella politica significa offrire la capacità di decidere, quantomeno, una rotta per le navigazioni future. Ma la domanda è, quale cultura? Ovvero, dato per buona la proposta liberista, quale sarebbe la controproposta europea (o, più modestamente, italiana) da affiancare e far stridere? Oramai da più di due anni sulle pagine de La Cittadella Interiore - e, da alcuni articoli su questo spazio cartaceo - proponiamo un sano ritorno ai valori della nostra tradizione. Ecco perchè il virgolettato di Giorgio La Pira che seguirà a questo articolo, deve funzionare da contraltare al sistema individualistico: qui stiamo proponendo una concezione sociale della politica, che rimetta al centro i valori della persona e dell'amore umano. D'altronde pare che queste poche righe di La Pira siano state scritta nei tempi attuali; nei giorni in cui i temi della crisi economica, sociale e culturale smuovono le piazze, generano urla e strepiti, producono - ahimè - persino nuovi speculatori. Contro l'individualismo sfrenato, la nostra tradizione (cristiana) ha da sempre opposto l'amore per il prossimo, la carità e la fratellanza: solo a partire da queste basi può attuarsi quella rivoluzione copernicana della politica, che deve porsi come un nuovo inizio per una nuova èra politica in Italia.

Forse che le parole di Gesù: “I poveri li avrete sempre con voi”, legittimano in qual­che modo una struttura sociale - economica, finanziaria, politica - che ha tollerato nel passato e tollera nel presente, in dimensioni ancora così vaste, il cancro della di­soccupazione e della miseria? No, i poveri non sono un’Eucaristia sociale […]: essi sono il documento vivente, doloroso, di una iniquità nella quale si intesse l’organismo sociale che li genera; sono il segno inequivocabile di uno squilibrio tremendo - il più grave fra gli squilibri umani dopo quello del peccato - insito nelle strutture del siste­ma economico e sociale del paese che li tollera; Ecco, dunque, l’assioma che finalizza la vita cri­stiana (e, quindi, la vita politica di un cristiano): quando Cristo mi giudicherà io so di certo che Egli mi farà questa domanda unica (nella quale tutte le altre sono conglo­bate): “Come hai moltiplicato, a favore dei tuoi fratelli, i talenti privati e pubblici che ti ho affidato? Cosa hai fatto per sradicare dalla società nella quale ti ho posto come regolatore e dispensatore del bene comune la miseria dei tuoi fratelli e, quin­di, la disoccupazione che ne è la causa fondamentale?”.     (G. La Pira)


2 commenti:

Marco Di Sciullo ha detto...

Carissimo Andrea, ti ringrazio di cuore per aver ricordato Giorgio La Pira. Ogni qualvolta lo ricordo, ripenso alle sue opere, ai suoi discorsi, mi commuovo.
Il Sindaco Santo. L'Uomo, il Cristiano in comunione con Gesù, scende nell'agone politico per curare le ferite ,lenire il dolore e le sofferenze dei suoi simili. Lo "Statalista", il Comunista Bianco , così lo definivano i suoi avversari ,sfida le leggi del liberismo in economia nel nome di Cristo. Di fronte alla emarginazione umana, alla disoccupazione , alla povertà, alle ingiustizie prodotte da un liberismo troppo superficiale e materialista, il Beato Giorgio La Pira non si arrestava , non soccombeva. Proprio come Gesù. La prima casa famiglia italiana realizzata a Firenze nel 1950 fu opera Sua a sottolineare l'amore vero che un cristiano riesce a realizzare illuminato dalla Divina Provvidenza.
Oggi sentiamo il bisogno di Lui più che mai. Oggi più che mai i cristiani, memore del Suo insegnamento, dovrebbero scuotersi dal loro torpore e portare le opere e la parola di Cristo nella società e, soprattutto, nei partiti politici. Un mondo migliore è possibile solo se riconosciamo all'Uomo la su natura divina. Non ci saranno più avversari, nemici, diversi . Ci saranno fratelli e ci sarà da pensare al loro benessere materiale e spirituale. Un sano conservatorismo , ossia la salvaguardia e la tutela delle nostre origini, della nostra tradizione, dei nostri valori, potrà sicuramente sostenere ,anche in economia, un sistema che nasce e si sviluppa attorno all'uomo, alla famiglia .
Il cardinale Giovanni Benelli nella Omelia pronunciata ai funerali di Giorgio La Pira ebbe a dire "...tutto si può capire di La Pira con la fede, niente si può capire di lui senza la fede".
Grazie ancora Andrea , che il Beato Giorgio La Pira possa toccare il Tuo cuore.

Andrea Fiamma ha detto...

Marco grazie a te per quello che scrivi e per la rivoluzione copernicana della politica - ho fatto mia la tua formulazione, dovrei pagartene i diritti d'autore.
;)