"Non smettere di scolpire la tua propria statua" (Plotino, Enneadi I 6, 9, 13)

sabato, marzo 24

Solo il Partito ci potrà salvare

Boom di aspiranti professionisti. L'Ortona che si appresta ad ascoltare i primi comizi al sole di maggio pare tutta alienata: sembra essere la rappresentazione più radicale del disfacimento della Politica in un multi-verso di egoismi. La politica, difatti, quella intesa come rapporto coerente tra istanze che interpretano la realtà, tra modi di figurarsi l'interazione pubblico-privato, tra l'espressione spirituale di una comunità e gli slanci passionali; ebbene, la Politica pare svanita - "E tu, tu ti candidi?", risuona nelle orecchie di molti, rigorosamente sottovoce. Eppure, forse, appaio davvero ingiusto: la Politica sopravvive, come fiume carsico che scompare alle spalle delle nere rocce, nere di oscurità della ragion politica, della ragion delle genti. Sì, essa si rintraccia nei piccoli anfratti e nelle aperture improvvise delle caverne irregolari, tra le strettoie dei grandi numeri e delle guerre civili che si combattono tra gli sguardi dei pretendenti.

Ortona pare tornata ad un'aurea post-bellica. I grandi volti campeggiano sui manifesti già da qualche tempo. Ognuno non ha da che proporre se stesso: "allora che il mio volto appaia il più grande possibile!" - sembrano pensare. E poi ci sei tu, lì sulla biga, che provi a tirare le redini del cavallo bianco, il sognatore, quello che ti trascina verso la purezza del rapporto personale, verso il sorriso della buona amministrazione, verso un momento dialettico pubblico-privato, cittadino-comune, elettore-candidato, uomo-comunità. Niente da fare. Nessuno sa perchè è seduto dinanzi a quel lungo banco a ferro di cavallo. "Sarai tu democratico, amico del PD? Sarai tu cattolico, amico di centro-destra? Sarai tu liberale, non è vero? Vuoi alzare ancora quella mano senza sapere perchè? No, voglio sedere allo scranno del sindaco". Ecco! La politica è sugli altari del qualunquismo e dell'im-politicità del volto che non esprime più pensiero. Ecco la fine della Repubblica. E' davvero l'anno zero. Solo la bellezza, la cultura, - no, stavolta non basta - solo il Partito ci potrà salvare. Rileggiamo allora quelle pagine di Gramsci, da me così distanti, eppur così necessarie. "Lo scandalo del contraddirmi, - commentava così Pasolini il proprio (il nostro) rapporto con il maestro - dell'essere con te e contro te; con te nel core, in luce, contro te nelle buie viscere". Scriviamo ancora, con Antonio Gramsci: solo il Partito ci potrà salvare.



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