"Non smettere di scolpire la tua propria statua" (Plotino, Enneadi I 6, 9, 13)

giovedì, novembre 27

Un mondo irreale

Oggi prendo spunto da una gradita e-mail di un amico, il quale mi invitava a riflettere su un video particolarmente "pungente" trovato nella rete (qui). Con cognizione di causa parlo di "video pungente" perchè una scena del genere colpisce direttamente la nostra sensibilità e, forse, il nostro stomaco, benché siano "soltanto" dieci minuti, questi sì, davvero noiosi.
Cosa ne pensi di quella roba? Che effetto può avere sui ragazzi che si ritrovano quelle trasmissioni sparate nelle TV appena le accendono... che ascoltano quei non-discorsi....che guardano un mondo irreale...
Ti mando uno stimolo a riflettere su questo massacro culturale
La preoccupazione è giustamente ad amplio raggio, è culturale, perchè forse il "male" della nostra società è davvero culturale e poco importa se si chiami Nichilismo o altro, perchè è un vuoto ben visibile che aleggia su tanti non-discorsi, in tanti non-luoghi (Augé), come quella sala televisiva. Le vie da percorrere nel tentativo di risponderti sarebbero tante, una delle quali potrebbe coinvolgere proprio Augè e il suo neologismo (ad esempio) oppure alcune riflessioni più importanti sul nichilismo (in cui neanche sarei capace di entrare), ma per evitare di sottrarmi al punto più inquietante che ponevi, eviterò di percorrerle per chiedermi radicalmente con le tue parole: «Che effetto può avere sui ragazzi?». La questione che tocchi è drammatica perchè è la questione sul nostro futuro, la questione intorno alla quale non a caso gli antichi facevano leva nel concepire tutta l'etica. L'educazione dovrebbe esprimere dei valori o dei modelli efficaci a cui il ragazzo si ispira per imparare "come si fa", per imparare passo passo ad entrare nella società, sia a livello esteriore, ossia nel rispetto delle leggi vigenti, sia a livello interiore, maturando l'idea dell'altro e interiorizzando determinate indicazioni. La televisione svolge un ruolo importantissimo nell'educazione, soprattutto nei tempi attuali, quando viene spesso concepita da molti genitori come una sorta di babysitter a cui affidare i bambini. Vorrei sottolineare che prendo semplicemente atto della situazione, senza tono polemico; difatti trovo che chi ritiene indegno tale comportamento, pur discutibile, sia per lo più nella posizione di chi problemi seri non ne ha, perchè se una coppia non possiede il necessario per sopravvivere è ovvio che debba lavorare anche la donna e paradossalmente lasciar solo il bambino diviene spesso l'unico modo per assicurargli una discreta vita, checché ne dicano alcuni moralisti. Ecco che la televisione diviene centrale nell'educazione di un bambino e scomparsi i modelli classici, quali la mamma casalinga, i nonni a casa e soprattutto svanita l'unione della famiglia, ci si deve affidare ad un altro tipo di "guida" che propone tipi. La prima televisione ha in effetti dato modelli importanti e ha contribuito all'alfabetismo di massa e mi riferisco ad alcuni programmi, che ho ricercato con piacere sulla rete, in cui un maestro delle elementari insegnava a scrivere o a far di conto, ad esempio; eppure da quegli anni risuonano ancora gli ammonimenti contro una televisione "cattiva maestra" (Popper), e riflessioni sulla pericolosità del medium di massa, come ebbe occasione di fare Pasolini. Mi sono dilungato in questo tipo di discorso che può sembrare un po' nostalgico (o di "destra" come mi sono sentito dire) sui valori familiari e sulla televisione perchè credo che ogni critica debba farsi carico del proprio retroterra storico e giudicare a partire da quest'orizzonte. Certamente il passo da fare da quel tipo di sinergia e il "mondo irreale" odierno è abbastanza lungo, ma anche semplicemente tentare un confronto può essere efficace per far emergere il vero fattore discriminante: la tendenza al guadagno, all'amor sui. Evidenziando gli estremi è possibile agevolmente costruirci la strada all'interno e comprendere che la direzione è tracciata da un tentativo a concepire la televisione come mezzo di guadagno, a far leva sugli sponsor, sulla volontà di fornire un modello per guadagnare e non per educare. La televisione propone modelli "ben riusciti" in un mondo irreale, perchè il sogno è facile da vendere. «Che effetto può avere sui ragazzi?» Guarda, «è probabile che il mondo finirà proprio così - nota Kierkegaard - fra l'entusiasmo divertito di uomini spiritosi e imbecilli che crederanno (o cui la televisione avrà fatto credere, potremmo aggiungere noi) si tratti di uno scherzo.» (dal post "La televisione e la fine del mondo")


2 commenti:

Paolo ha detto...

ciao Andrea, grazie per la dimensione pubblica che hai voluto dare al mio smarrimento... a questo punto proseguo qui.
Ciò che mi perplime è la mancanza di promessa che non sia di successo, di ricchezza, di ammirazione. Tutto segue canoni molto semplicistici... la bellezza fisica, il luogo comune, l'opinione personale. Il popolo in cattedra come carnefice di 25-enni compiaciuti. Il rischio dei nostri discorsi è davvero di apparire "di destra", "fascisti", "reazionari". Ma la causa di questa nostra reazione non è forse il distillato del peggior populismo, nientismo, edonismo stolto (fosse raffinato, alla D'Annunzio, potrei pure turarmi il naso). Mi sembra che questo piccolo video all'apparenza innoquo, dovrebbe farci incazzare... ma non lo fa. Sei il solo ad aver raccolto la palla... Allora che fare?

Andrea Fiamma ha detto...

Che fare. Non so, il problema è che si ha l'apparenza (non mi spingo a dire che sia realtà) di avere a che fare con un meccanismo chiuso che può solo potenziarsi e continuare a roteare. Mi sta venendo in mente l'immagine di un vortice che tutto aspira,tutto congloba e dal quale, pur volendo, siamo tuttavia costretti a rimanere legati. Il pugno allo stomaco è che per quanto ne possiamo dire, anche noi ne siamo dentro e tutto appare infermabile e nientificante a tal punto che a fine scritto parlavo di "fine del mondo". Faccio un richiamo a me insolito: Marcuse sosteneva che in questo caso gli unici a poter far qualcosa sono coloro che con la società non hanno nulla a che fare e che la rivoluzione totale sia l'unica via di redenzione. In questo senso ho timore che avesse ragione, che, almeno in apparenza, non esista altra via per muovere da questa situazione che un'atto violento, fosse anche la presa di potere dei Guardiani de La Repubblica. Ma essendo un non-violento, amando il dialogo e la filosofia, evito di abbandonarmi e, per ora, attendo impotente e speranzoso un raggio di luce. Cosa ne pensi? Cosa faresti? Condividi il mio senso di chiuso?