"Non smettere di scolpire la tua propria statua" (Plotino, Enneadi I 6, 9, 13)

martedì, luglio 21

Margherita Porete

Questa sera volevo concentrare brevemente l'attenzione su Margherita Porete, una figura importante di donna combattente e studiosa, vissuta alla fine del XIII secolo e arsa sul rogo dell'Inquisizione nel 1310. L'accusa di eresia era tutta nello splendido testo Lo specchio delle anime semplici, disponibile oggi nella traduzione italiana di Giovanna Fozzer per la San Paolo, benchè il prezzo scoraggi l'acquisto. Il senso di questo mio intervento si riduce alla volontà di dare spazio ad una figura interessantissima di mistica e filosofa, rivendicando uno spazio per Margherita anche nella storia della filosofia. Contemporanea di Dante e Meister Eckhart, non sappiamo molto di Margherita, se non ciò che emerge dagli atti del processo e da quella sua splendida opera, Lo specchio, in cui i temi tipici della mistica si intrecciano con l'eleganza della tradizione cortese della Francia medioevale.

Dal punto di vista teoretico lo scritto di Margherita ricalca in maniera stupefacente il pensiero eckhartiano e anche storicamente è probabile che Eckhart stesso lo lesse e meditò. I punti di contatto sono davvero tanti, a partire dal tema dell'umiltà o della morte dell'anima e dell'Amore che la lega indissolubilmente al Convito platonico e alla spiritualità francescana. Una della fonti di Margherita è difatti Bonaventura e ovviamente, alle sue spalle, Agostino. Uno dei concetti più interessanti, sui quali probabilmente Margherità è già oltre Eckhart stesso, è l'idea di Dio come lontano-vicino, che non solo ha in sè tutta la dialettica trinitaria sviluppata nei primi secoli del cristianesimo, ma apre prospettive immense nella misura in cui essa abita il paradosso della coincidentia oppositorum tra presenza e assenza, "vicinanza" e "lontananza", che poi tornerà ad esempio nella grande speculazione del Cusano o perfino nella sintesi di Hegel. La conoscenza dell'Assoluto, dell'Essere, è sempre immensamente "vicina", a portata di mano d'uomo nella misura in cui egli si è svuotato, ha realizzato l'abbandono, ma è altrettando sempre lontano, assente, perchè oltre ogni pensiero. L'assoluto è Spirito, movimento e mai staticità afferrabile da mano umana perchè, con Margherita e Cusano, tra finito e infinito non v'è proporzione; eppure noi l'abitiamo sempre, non ne siamo mai "fuori" e, anzi, è tutto in noi: è necessario un cammino etico e spirituale per render la propria anima semplice, che sappia esser un vero e proprio specchio per il nostro paio di occhi umani, l'uno Ragione e l'altro Amore.


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