"Non smettere di scolpire la tua propria statua" (Plotino, Enneadi I 6, 9, 13)

sabato, settembre 5

Domanda a Cacciari sulla Libertà

Ieri sera ho fatto un salto a Civitanova Marche in occasione dell'ottimo Festival "Tuttoingioco", a cui ha partecipato - e sono andato lì principalmente per quel motivo - anche Massimo Cacciari. Propongo in questa sede una delle tante domande che ieri mi risuonavano in testa, ma che non ho voluto porre lì in Piazza un po' per mancanza di coraggio un po' per timore di esser considerato il solito ruffiano visto che ero passato a salutarlo prima della conferenza.

La domanda riguarda un tema lui - e a noi - caro, ossia la Libertà, quella che ci è stata donata e che non è a nostra disposizione, così come appare nel mito della Caverna. Cacciari ha assunto il mito platonico come vero paradigma dell'Inizio del filosofare: ci si trova, da una mattina ad un'altra, sciolti dalle catene e si esperisce una libertà donata. Perchè proprio noi? Perchè ora possiamo camminare verso la luce? Da dove arriva questa libertà, così gratuita e così inaspettata, che ci rende possibile il cammino? Tutte queste domande sono, per l'incipit ineludibile di ogni reale esperienza di vita filosofica. E la Libertà? La libertà per essere esercitata a pieno deve farsi comunicante. Noi uomini liberi, sciolti dalle catene, non abbiamo altro modo per esercitare la libertà che ri-donarla a nostra volta, quasi ad immagine del dono iniziale. Ecco perchè il prigioniero che sale verso la luce, coerentemente ritorna a liberare i compagni. La libertà si declina così come un atto di per-dono declinato all'interno di un orizzonte relazionale, ossia politico ed etico. La filosofia è città, ripete Cacciari.

Tuttavia, chiedo, se la libertà è legata a questo per-donare, a questo essere in relazione con un altro, come pensare la libertà espressa da tutti quegli autori che non sono ritornati a per-donare? Non è forse Libertà assoluta quella di Plotino? Il problema di Plotino è proprio l'opposto del ritornare: come poter coerentemente discendere dopo aver toccato la vera patria? - e qui passa l'ineludibile differenza tra il pensiero plotiniano e Dante: lui sa che deve tornare e raccontare. Questo è il suo problema, come esprime nel primo canto dell'Inferno. Non sarà allora libertà assoluta quella di Plotino? E quella di Eckhart, che spro-fonda in quell'io senza fondo che è la propria anima, unico strumento (Aristotele) a noi disponibile per predicare quel rapporto così im-possibile tra Essere e Pensiero, ossia per trovare un luogo alla nostra Libertà.


4 commenti:

Anonimo ha detto...

Credo che la vera libert... Visualizza altroà del per-donare e cioè del "donare a favore di", sia essenzialmente quella di Socrate a cui pensava anche Platone, quando scrisse il mito della caverna.
E' quella del saggio che acquisisce euristicamente il dono della verità mediante il dialogo e la relazione e, nonostante corra il rischio di essere denigrato e scacciato, o persino messo a morte, non rinuncia alla gratuità oblativa del permanere nella città, a tornare e restare anche nella caverna tra i suoi discepoli e i suoi carcerieri. Lo fa perchè la verità che cerca è sempre un dono che ha senso solo se condiviso e che risalta dall'esempio incarnato più che da un'astrazione dogmatica. Credo che lo stesso, mutatis mutandis, valga per il Cristianesimo..e la democrazia.
Carlo

Anonimo ha detto...

Cacciari l'altro ieri sera ha dimostrato una volta di più - come se ce ne fosse ancora bisogna - tutta la sua grande professionalità e la sua profondità di pensiero che lo colloca fra i più savi protagonisti del panorama culturale nazionale...
Saluti filosofici,

Marco Apolloni

Andrea Fiamma ha detto...

Grazie ad entrambi per i commenti, che condivido in toto.
:)

Iperboreo ha detto...

A me sembra che gli autori da te citati siano tornati a portare i loro doni. Innanzitutto attraverso il loro insegamente diretto, secondariamente attraverso gli sritti raccolti ai discepoli (almeno per Plotino).

Giampaolo