"Non smettere di scolpire la tua propria statua" (Plotino, Enneadi I 6, 9, 13)

martedì, gennaio 19

L'eleganza del riccio. La bambina, la portinaia, il giapponese.

Apro volentieri La Cittadella ad una "penna" speciale, A.D.L., che ci offre una recensione del film "L'eleganza del riccio", tratto dall'omonimo romanzo di Barbery Muriel, pubblicato nel 2007.

Film amabilissimo, commovente e moralmente disarmante. In questo film francese gli equilibri sembrano cedere e rinfrancarsi ad ogni scena. Palomà, dall'alto dei suoi 11 anni ha l'impressione di vivere come un pesce rosso in una boccia d'acqua e di conseguenza avere un senso della vita scontato, qualcosa di già visto, al quale senza troppo peso si può mettere fine. Stessa sensazione provata da Reneè frustrata e indurita, non tanto da se stessa quanto dalla caotica quotidianità degli inquilini della palazzina che la guardano e passano senza realmente vederla.Tutto questo bailamme trova un supremo ordine cosmico con l'entrata in scena e nel contesto abitativo di Ozu, ricco giapponese pieno di acume intellettuale, che con estrema grazia e tatto aprirà un varco emozionale nel cuore di Reneè. C'è un risvolto culturale fondamentale e interessante nell'ultima parte del film, che è quello dell'integrazione delle tradizioni provenienti da altri paesi.

Reneè impara ad amare l'arredamento delle case Giapponesi, la cortesia dei costumi, come quella di lasciare le proprie scarpe all'ingresso di casa, ospiti inclusi e indossare delle buffe babbucce, un pò come tenere fuori dall'intimità della casa influenze esterne, al di là della comodità. Assaporare l'arte culinaria Giapponese tanto diversa da quella francese, nello specifico, ma ricca di cerimoniale, che trasforma un semplice pasto in momenti di forte ritorno al passato. Così Reneè ha modo di vivere una realtà meravigliosa, fuori da ogni aspettativa, fatta di conoscenza interpersonale, rispetto, interessanti argomentazioni e amore per l'altro. Amore in senso generale che trascende il corpo. L'epilogo di questa storia, che non anticipo, non può essere altro se non quello di condividere attivamente le emozioni nella vita, lasciare qualcosa di speciale, non a tutti ma solo a chi ci comprende. Sempre se non vogliamo fare la fine di un qualsiasi pesce nella boccia.

A. D. L.


2 commenti:

giuseppe giambuzzi ha detto...

Non ho visto il film ma ho letto il libro, mi è sembrato banale e scontato, con personaggi stereotipati e finale intuibile dalle prime pagine

A.D.L. ha detto...

In ogni caso ti invito a visionarlo. Molte volte i film basati su romanzi, per esigenze cinematografiche, risultano al di sotto delle aspettative. Ad esempio ricordo "L'amore ai tempi del colera", in questo film la caratterizzazione dei personaggi mi è risultata scarsissima e scialba, sempre rispetto alla forza che avevano nel romanzo di Màrquez.
Magari questa volta è successo il contrario, spero tu possa condividere almeno in parte la mia bonaria recensione.

A.D.L.