"Non smettere di scolpire la tua propria statua" (Plotino, Enneadi I 6, 9, 13)

lunedì, marzo 14

L'uomo è libertà. Una lettura di Nicola Cusano per aiutarci nelle questioni dell'aborto, della fecondazione assistita o del fine vita.

Questa mattina propongo una lettura estratta dal De ludo globi di Nicola Cusano. Il cardinale affronta qui una serie di temi decisivi per comprendere la sua concezione dell'uomo come, dice, "un regno proprio, libero e nobile". La metafora dell'anima come signore del corpo arriva direttamente da Aristotele (Etica Nicomachea, 1178a), ma è qui riproposta in chiave cristiana: l'uomo è tale perchè è libero ed è come re che dispone di un regno; tuttavia, quando l'anima è separata dal corpo - ovvero, quando siamo embrioni o dopo la morte - allora quel qualcosa non è l'uomo, ma è altro. L'uomo è, in definitiva, infinita libertà. Queste righe, tra l'altro, sono interessanti anche per abbozzare una risposta alle odierne questioni dell'aborto, della fecondazione assistita o del fine vita, che, delicate come sono, potrebbero trovare in queste parole di libertà un valido sostegno; d'altronde ciò che manca maggiormente ai dibattiti attuali è proprio l'idea qui esposta dell'uomo come libertà assoluta, una concezione che noi italiani, eredi del grande umanismo europeo che (forse) inizia anche con il Cusano, dovremmo ben tenere a mente.
 
Quando l'embrione è nell'utero materno non è ancora un regno umano, ma creata l'anima intellettuale, che gli è imposta con la creazione, diventa un regno che ha un re proprio; e si chiama uomo. Ma quando l'anima se ne va, l'uomo cessa di essere e così cessa anche il suo regno. Il corpo, prima del sopraggiungere dell'anima intellettiva, è appartenuto al regno universale del grande mondo, e così ritorna ad esso. Come la Boemia prima di avere un re suo proprio apparteneva all'Impero, essa rimarrà la stessa anche quando le sarà tolto il re. L'uomo è sottoposto immediatamente al proprio re che regna in lui; è sottoposto mediatamente, invece, al regno del mondo. Quando non ha ancora un re, oppure muore, è sottoposto immediatamente al regno del mondo. Per cui l'anima del mondo, o natura, esercita nell'embrione la virtù vegetativa, come [l'esercita] negli altri esseri che hanno la vita vegetativa. Questa virtù vegetativa si prolunga anche nei morti ai quali continuano a crescere le unghie e i capelli. In essi agisce come agisce nei corpi privi del loro re. Ma ho spiegato diffusamente in un'altra opera in che modo l'uomo sia un regno proprio, libero e nobile. Meravigliosa è la speculazione con cui l'uomo conosce se stesso ed è completamente soddisfatto del suo regno, pur piccolo, in cui tutto ritrova con larghezza e senza difetto, scoprendosi felice, se lo desidera.



1 commento:

Luigi ha detto...

interessante...