"Non smettere di scolpire la tua propria statua" (Plotino, Enneadi I 6, 9, 13)

lunedì, settembre 26

Atlante. Un mito precristiano?

Gli enti naturali hanno in sè il principio del loro divenire; non così per i manu-fatti, che devono la loro forma ad un altro da sè, ovvero un ente terzo, che la imprime, che plasma e che li aliena (nel senso etimologico del renderla altro - die Entfremdung). Una differenza, dunque, che ha a che fare con ciò che propriamente attiene alla natura della cosa, uno scarto che delimita, appunto, ciò che è natura e ciò che è frutto della tecnica; ma cos'è téchne? I latini la chiamavano ars, è la capacità del produrre un qualcosa; è, meglio, l'ars poietica. Quel che propriamente è natura, invece, non dipende da un terzo, ma contiene in sè il principio del proprio divenire - un divenire che è compimento del telos della cosa (entelecheia, appunto). Eppure la produzione non espunge la cosa fuori dalla natura. Lungi dal pensarle opposte, vi è, piuttosto, un rapporto di reciproca interdipendenza. Non si tratta dei Due, ma, forse, di una figura stramba che essi descrivono nel loro intrecciarsi. Ma si vada oltre: Chi fa-con-mano? Il demiurgo platonico, certo. Ma Egli è pur sempre un divino. Ciò che crea problema è l'analogia creatore-creatura: così come Dio, anche l'uomo può. Nella tecnica vi è il seme della volontà di potenza. E l'uomo può, cristianamente, perchè egli è il centro e il telos della creazione; all'uomo è stato affidato in custodia-cura il mondo intero. No, di più: all'uomo è stato offerto l'exemplum - la Via, la Verità, la Vita - per divenire come il Figlio. La tecnica è dunque impensabile senza cristianesimo. Mai antica mito-logia, allora, fu più anticipatamente cristiana dell'Atlante, alleato di Crono nella guerra contro gli dèi dell'Olimpo, condannato a reggere le colonne del Mondo.


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