"Non smettere di scolpire la tua propria statua" (Plotino, Enneadi I 6, 9, 13)

lunedì, febbraio 23

La folla e la città

Ho avuto occasione di visitare Venezia nel passato fine settimana ed ho provato ad immergermi nel famoso carnevale. Stupenda città, indubbiamente, ma forse ho visto troppe maschere. Certo, San Marco; certo, i canali o le gondole. Ma l'anima della città dov'era? Ecco, in questi giorni non ho sentito nulla. La città è abitata oggi dalla folla di forestieri e di veneziani, in gran parte mascherati bravi commercianti e cittadini operosi che bene indossavano il ruolo impostogli dalla moneta. Ebbene, Venezia mi è parsa - scusate il paradosso - vuota. Il suolo tanto calpestato non parlava, l'aria non suggeriva nulla e non c'erano odori. Che città è senza odori? Tanti ristoranti, tanti "servizi", tanta funzionalità e poca vita. Erano forse i miei sensi annichiliti? Era forse la mia anima rimasta impastata tra i vincoli dell'albergo, tra la frenesia degli autobus di Piazza Roma, o forse in realtà di Venezia non è rimasto davvero più nulla?


3 commenti:

Priscilla ha detto...

Io ho una semplice opinione al riguardo, ed è questa: la città si difende dal turista, la città del Nord fa affari con te ma devi viverla per apprezzarla, per amarla, per personificarla....ovvio che con una meraviglia come Venezia un discorso del genere non viene spontaneo come per una Milano, capitale industriale, città sobria e modaiola, di tutti e di nessuno, restia a concedersi, a mostrarsi...eppure sono convinta che sia così anche per la Venezia che tanto pubblicizziamo nel mondo, adagiata sui canali.
I tuoi sensi non sono annichiliti ma sono abituati....abituati, giustamente, ad una realtà che condanna ma protegge, che soffoca ma dà sicurezza...una sicurezza che in una città grande ti devi conquistare. E quando la conquisti? Quando inizi ad amarla...ed inizi ad amarla quando riesci a viverla, e tu le doni il tuo sguardo nuovo e lei ti dona i suoi odori, la sua aria, la sua anima...
Ci si fa l'abitudine, e non è poi così male, anzi, pensare di uscir di casa fingendo ogni giorno di essere una persona diversa senza trovare nessuno che ti rammenti che dovresti essere...:)
Venezia nei giorni del Carnevale me la immagino come un'enorme bocca macina denaro e turisti, che per tutto l'anno ha affilato i denti e lucidato le maschere....non potevi trovare altro!!!
Baci!!!

Andrea Fiamma ha detto...

Grazie per aver espresso il punto di vista interno alla vita di città, penso che questo mi (ci) possa far riflettere sulle aspettative che si possono nutrire da una città come Milano.

Permettimi ma vedo troppo grigio per i miei gusti, spero solo di cambiare presto idea perchè altrimenti diventerà un problema serio.

:)

Priscilla ha detto...

Ma ti permetto eccome, ti capisco benissimo....ma tranquillo che ti abituerai senza problemi.
E quando vedrai quanto stare fuori casa ti può dare, quanto la facoltà qui ti possa offrire stimoli che prima ti sognavi, quanto parlare con gente che è cresciuta in realtà differenti ti faccia crescere....il grigiore non sparirà ma smetterà di rattristarti, sarà solo un evento atmosferico fine a se stesso che ti permetterà di apprezzare di più la luce di Ortona...
Tanto guarda che le altre città qui intorno non sono molto diverse...Milano ne è solo l'apice, ma in quanto tale offre tanto più delle altre.