"Non smettere di scolpire la tua propria statua" (Plotino, Enneadi I 6, 9, 13)

mercoledì, maggio 5

Il cammino di Tommaso: Dio o Mammona?

Pubblico sul web il mio primo articolo per il giornalino "OfficinaOrtonaNews", uscito nella rubrica "La Cittadella Interiore", pensata come piattaforma "cartacea" di questo luogo virtuale.

L'Abruzzo è da sempre stata una terra di frequenti passaggi. La struttura collinare e montuosa della zona interna favorì l'attività della pastorizia, praticata in maniera diffusa su tutto il territorio, sin dal tempo in cui le terre d'Abruzzo erano popolate dai sanniti. La vita dei pastori, descritti in più occasioni come solitari e mansueti, era scandita dai ritmi del gregge, che durante la giornata si spostava lungo i pascoli, calpestando buona parte del territorio abruzzese. Nelle zone montuose, l'esigenza di condividere ampi appezzamenti di terreno per la transumanza, ha limitato la privatizzazione delle terre durante il medioevo; d'altronde determinate zone erano poco accessibili e, parallelamente al sistema dei campi aperti, osserviamo una scarsa espansione urbana. Questi ordini di motivi, tra gli altri, favorirono una certa verginità dei luoghi, che rimasero pressoché inalterati dalla mano umana. L'Abruzzo giunge alle porte del XIX secolo così come Dio lo concepì: le zone montuose, i boschi intorno alla “Maiella madre” e al Gran Sasso, le sorgenti, i fiumi e la straordinaria fauna che abitava quelle zone erano rimaste sempre le stesse. Non stupisce pertanto come l'Abruzzo fu spesso mèta di pellegrinaggi e dimora di tanti eremiti – Pietro da Morrone su tutti -, che, nella bellezza dei luoghi, nella purezza delle sorgenti e nelle strettoie delle zone montuose ricercavano un più autentico contatto con Dio. L'Abruzzo sembrava allora davvero lontano dal marasma delle città, dalle continue guerre che imperversavano lungo tutta la penisola italica e dai cospicui commerci, che nonostante tutto transitavano per la regione.

La storia abruzzese ci lascia così in eredità una quantità indescrivibile di testimonianze di quel mondo, tra le abbazie (San Clemente a Casauria), i santuari (San Gabriele dell'Addolorata), le basiliche (San Tommaso Apostolo), le reliquie (le spoglie di San Tommaso, il Volto Santo di Manoppello, il Miracolo Eucaristico di Lanciano). Il cammino di San Tommaso nasce proprio per cercare di ripercorrere quelle vie, per riportare in vita quei cammini reali e spirituali che tanti nostri antenati intrapresero alla ricerca della tranquillità dell'anima. Tuttavia, quale senso può avere oggi un recupero “in laboratorio” se il mondo che le sorreggeva e le giustificava è oramai scomparso? Che senso può avere rintracciare il cammino dei pellegrini medievali se la spiritualità è divenuto un termine avulso persino dagli ambienti ecclesiastici e se il mondo attuale disconosce il concetto di anima? Se queste vie, estratte dal loro contesto di un Abruzzo sacro e puro, sono state rimesse al centro di un Abruzzo “diverso” per un mero “turismo religioso”, allora nulla possono comunicare le abbazie e i monti; se invece questa iniziativa diventerà un richiamo alla vita autentica, anche per un viaggiatore solo tra tutti, allora il cammino di Tommaso avrà contribuito a rendere migliore la nostra società. Ma la scelta della strada da seguire dinanzi al bivio tra lo Spirito e il denaro è affidata, ancora una volta, solo al cuore dei pellegrini. Spetterà a loro far riemergere tutto quel contesto entro il quale il pellegrinaggio medievale funzionava e che noi abruzzesi non riusciamo più a vedere da tempo.


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