"Non smettere di scolpire la tua propria statua" (Plotino, Enneadi I 6, 9, 13)

mercoledì, maggio 26

Pensanti e non pensanti

Riporto una breve riflessione scritta di getto qualche minuto fa. Benchè sia una riflessione strettamente personale o, a tratti, banale, credo che questo mio piccolo frammento di vita possa interessare tutti voi, anche se non ha certo l'autorità e la pretesa di interventi precedenti. Scusate la debolezza.

Dopo un episodio di aggressione verbale subito in questi giorni, riflettevo su una cosa: c'è davvero una differenza importante in questo mondo tra "pensanti e non pensanti", come diceva Bobbio e come ripete il nostro vescovo Bruno Forte - e come, en passant, mi ricordava oggi un carissimo amico in merito ad altre questioni; e la differenza è subito lampante perchè lì dove emerge odio, violenza e risentimento fugge via la ragione. Ciò che tuttavia è decisivo è non identificare le persone con le azioni. Città di Dio e Città dell'uomo, scriveva Agostino, non sono due stati "reali", "civili" "visibili" o persino "incarnabili" totalmente in un uomo piuttosto che in un altro; non si tratta di individuare Satana, come tanti falsi cattolici continuano a credere: le due Città sono due tendenze che continuamente combattono nell'anima di ogni uomo. In ogni situazione, in ogni discussione o accadimento della vita vedo emergere sul volto degli uomini prima l'una poi l'altra Città e la differenza tra di loro, in quella precisa occasione e discussione, è realmente quella che intercorre tra il pensante e il non-pensante. Ciò che tuttavia ci Salva, direi, è che quella Città presto sparisce perchè l'uomo è davvero una realtà sovrabbondante ad ogni categoria. Alcuni uomini, tuttavia, perseverano nell'errore, chiudendo la propria mente alla ragione. Eppure anche in costoro risiede ancora il seme della concordia e della vita, tutto sta a sapersi distaccare da sè stessi e dagli interessi che troppo spesso il mondo ci veicola e ci costringe a perseguire.


8 commenti:

sgubonius ha detto...

Mi viene spontanea una domanda/cuoriosità/precisazione:
cosa intendi con Ragione?

Andrea Fiamma ha detto...

Mah, è usata qui nel senso abbastanza comune di ragionevolezza, di corretto commisurare i mezzi ai fini e le reazioni alle azioni. Certamente il problema poi diventa cosa significa "corretto", ma trovo che in questo modo andremmo a inviaschiarci in una trattao di etica. Diciamo che lo uso nel senso che, a mio avviso, è molto "intuitivo" in una comunità civile, ossia nel senso aristotelico del meson. E' la ragione misurante, quella che è sufficiente per una base comune di ragionevolezza, cosa che è fondamentale nel vivere democratico. Trovo altresì che questa "cosa" a cui mi riferisco sia molto più difficile a dirsi che a vedersi realmente o intuirsi!

sgubonius ha detto...

Si infatti ti aspettavo al varco! :D

Io ho dei raptus heideggeriani, questo potrebbe essere uno di quelli, ma lo controllerò! Mi limito a dire che dietro la semplicità del meson aristotelico e del concetto di ragione (ratio) come distribuzione e misura ci sarebbe da scavare molto, e si scoprirebbero delle cose inquietanti sul modo di pensare comune e anche filosofico (metafisico). E' il solito discorso, senza ragione come fondo universale + singolare, la cittadella non regge, con tutta la sua inespugnabilità e salvezza.

Pensare, per rimanere in argomento, non è fare uso del raziocinio né corrisponde spesso con l'essere civili, anzi, si potrebbe dire tutto l'opposto forse (Heidegger lo direbbe senza mezzi termini, senza meson aristotelico). Ma ormai penso che avrai capito dove voglio andare a parare, sono un po' ripetitivo!!

Andrea Fiamma ha detto...

Ehehe amico ripetitivi lo siamo un po' tutti! Ma fammiti fare una domanda: tu ritieni che sia necessaria una riflessione "heideggeriana" di questa portata per reggere un accordo etico e civile tra gli uomini? Ossia, è necessario richiamare categorie così importanti, scovare l'essenza del pensiero etc. per stabilire un accordo, che sia orizzontale, paritario e rispettoso tra le persone? D'altronde mi sembra di afforntare , paradossalmente, io stesso il discorso in maniera heideggeriana: per usare il martello non ti serve conoscere le sue caratteristiche ma tu lo guardi lo prendi in mano e sai usarlo. E' una metafora che fa H. in Essere e Tempo per testimoniare come noi a volte abbiamo anzitutto un approccio pratico alle cose e non teoretico. Quando vediamo una seria non stiamo a pensare di cosa è fatta, in che modo sono intrecciate le fibre del cuscino o di che legno si tratti e da dove venga, bensì la spostiamo e ci sediamo; e facciamo tutto questo senza pensare e, guarda caso, usiamo la sedia per il suo scopo proprio (H. direbbe: facciamo riposare l'essere dell'utilizzabile! Ma sul blog è bene semplificare e imitare poco l'acrobatico linguaggio heideggeriano). Cosa c'entra questo con l'accordo etico? Voglio dire che si potrebbe avere con le persone questo stesso tipo di rapporto, mutatis mutandis, pratico. Non è necessario porsi la questione teoretica, ma nella vita quotidiana è sufficiente comportarsi in modo "ragionevole" con le persone, un po' alla maniera del meson aristotelico, che mi sembra davvero molto scaltro e, con un termine improprio perchè fuori "tempo", pragmatico. Non so se riesco a spiegarmi ma la materia è ostica e, anche stavolta, incontriamo limiti nell'esprimerci!


PS: A propositodi limiti del linguaggio, da un mesetto sto studiando Wittgenstein su temi che puoi immaginare e a lui sarà dedicato il prossimo post. Sarò curioso di sentire come la pensi.

sgubonius ha detto...

L'esempio di essere e tempo è calzante, e in effetti è proprio lì che volevo arrivare: se il rapporto civile è pratico, è immediato, è anche non pensato, tanto più non-pensato quanto più è razionale e civile no?

Il rapporto con le persone, perché sia proficuo, necessità più che del meson aristotelico, del polemos eracliteo.

Quindi alla tua domanda rispondo: non è affatto necessario Heidegger per vivere civilmente. E' necessario Heidegger per smettere di farlo e cominciare a pensare! (ovviamente suona eccessiva, ma tolta la retorica penso si capisca la questione di fondo: non sempre i pensatori sono i civili, non sempre il pensiero è razionalità che conduce all'unico punto d'accordo universale).

Andrea Fiamma ha detto...

Eheh sì è eccessiva ma colpisci bene il bersaglio. Niente da dire, sono d'accordo con te. :)

sgubonius ha detto...

Mi fa piacere! Ma meglio non farci l'abitudine!!

Andrea Fiamma ha detto...

Già hai ragione, tu sei pericoloso. :D