"Non smettere di scolpire la tua propria statua" (Plotino, Enneadi I 6, 9, 13)

venerdì, ottobre 3

Francesco d'Assisi

Ma perch'io non proceda troppo chiuso,
Francesco e Povertà per questi amanti
prendi oramai nel mio parlar diffuso.

La lor concordia e i lor lieti sembianti,
amore e maraviglia e dolce sguardo
facieno esser cagion di pensier santi;

tanto che 'l venerabile Bernardo
si scalzò prima, e dietro a tanta pace
corse e, correndo, li parve esser tardo.

Oh ignota ricchezza! oh ben ferace!
Scalzasi Egidio, scalzasi Silvestro
dietro a lo sposo, sì la sposa piace.


Dante Alighieri, Divina Commedia; Paradiso, Canto XI

Ho avuto difficoltà a trovare il modo di introdurre degnamente la figura di Francesco d'Assisi per il profondo rispetto e gratitudine che serbo nei suoi confronti e per questo motivo ho deciso di affidarmi alle terzine del Sommo Poeta, insuperabile nel dipingere l'amore e la spiritualità. Francesco d'Assisi si spense il 3 ottobre 1226 nella chiesetta della Porziuncola, il luogo dove volle tornare prima della morte, "ch'el meritò nel suo farsi pusillo"(Dante). La spiritualità di Francesco è realmente oltre ogni confessione e ogni considerazione razionale perchè non è ridotta alle sue parole, pur stupende, ma è testimoniata, è vita. Non a caso nelle terzine citate, il "venerabile" Bernardo di Chiaravalle, maestro dell'ascesi e della spiritualità, corre e s'attarda, non tiene il passo di Francesco e di donna Povertà sulla strada che corre lungo il monte delle beatitudini medioevali. Penso che sia superfluo dilungarmi ancora su questioni che magari son trattate meglio altrove e così vi invito a visitare la pagina che Antonello Lotti ha dedicato a Francesco sul suo sito. (qui) Personalmente sono stato molto legato a questa figura anche quando caldeggiavo posizioni totalmente diverse dalle attuali, com'è normale data l'età. In realtà la citazione dantesca e il canto non sono, come dire, nuovi del mio repertorio perchè, chi mi conosce ricorderà, sono parte della mia tesina di 5° liceo, in cui già provavo a porre in evidenza una sorte di "componente autentica" (così la chiamavo) del Cristianesimo, che in seguito con più coscienza e conoscenza, ho chiamato mistica. Spesso mi viene da sorridere quando penso che oltre Dante e Francesco citai Agostino, Nietzsche e Manzoni, tutti autori che negli anni venuti hanno avuto un ruolo importante per la mia formazione e a cui ancora oggi mi affido, certamente secondo un'ottica tutta diversa. Questa breve chiusa personale è il mio modo di ricordare quello che al liceo chiamavo un po' provocatoriamente "heiliger anarchist", poichè sono fermamente convinto che consegnare alla memoria un'esperienza di vita valga più di ogni altra parola spesa. Non è forse questo il Suo insegnamento?

Laudate et benedicete mi Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate

Francesco d'Assisi, Canticum fratris solis



2 commenti:

Anonimo ha detto...

Per giorni interi, potremmo parlare di San Francesco, e scroprire di volta in volta, letture sempre nuove...
L'identità cristiana di Francesco nasce dalla "sequela Christi"; l'imitatio di un modello, Gesù, che lo condurrà, mediante un iter "nevrotico" dovuto al suo Io narcisistico, a trasformare "l'uomo Francesco" in "Santo-Francesco".
Il -desiderio di Gesù- implica un progressivo abituarsi ad una identità contraria a quella ereditata dalla sua infanzia(significativo è il fatto che, il padre, Pietro Bernardone, desiderando per il figlio una carriera da mercante di stoffe in Francia-..prefigurasse, nella stessa scelta del nome,il suo futuro; infatti "Francesco", significa "piccolo francese"!
E di certo invece, non immaginava per il figlio, l'ambizione ad "alter Christus"!!!).
Dunque, la -conversione- di Francesco è lenta e graduale( a partire dalla prigionia a Perugia); un'inversione di aspirazioni che lo accompagnerà per tutta la vita,giorno dopo giorno...e che, quasi per osmosi, "contagerà" la sua "gang" d'amici, futuri confratelli.
A mio parere, il "parvulus", ex re della gioventù d'Assisi, è uno tra i più affascinanti esempi di -svuotamento di sè- in cerca di una gloria "celeste", contraria a quella ravvisabile in un idealismo giovanile e autoreferenziale.


Eliotropio (Originale di Pescara)

Andrea Fiamma ha detto...

Cara Originale, mi sembra che tu sia sulla mia stessa sintonia. Devo però dire che ho qualche dubbio per la prima parte del tuo intervento - che glo balmente condivido. Non so se è narcisismo, tanto più che l'Io narcisistico sembra esser proprio l'opposto dello svuotamento. Preferirei non entrare (forzare) nel regno interiore del buon Francesco con letture "psicologiche" e approcciarlo così.. come quella Presenza s'è mostrata.

Grazie del commento intelligente e sentito.
:)